L’aria montana. Le montagne. Il sole che gioca a nascondino con le vette. La storia che insegue il turismo moderno. Le tradizioni che racconta aneddoti su quello che è accaduto il rumore di un torrente che ha la forza dirompente di catturare sensazioni, magari dimenticate. Uno slittino in azione.
Per i metropolitani, arrivare un montagna ha sempre un effetto rigenerante. Forse troppo alle volte. Ma bastano pochi minuti, per sentirsi tutti un po’ montanari e boscaioli. E allora via mocassini, ma calde camice a quadrettoni. Maglioni. Scarponi. E via a immergersi sotto le creste che ci guardano da secoli.
Fra le perle montane che il Veneto può offrire, una di esse risponde al nome di Sappada (Plodn in tedesco sappadino, Sapade in friulano, Pladen in tedesco). Un paese situato a 1.250 m s.l.m. nell’estremità nord-orientale delle Dolomiti tra Cadore e Carnia, al confine tra Veneto, Friuli-Venezia Giulia e la Carinzia (Austria).
Le abitazioni si snodano attraverso tutta la valle, da est ad ovest. affiancato dal fiume Piave, che ha le sue sorgenti proprio all’interno del territorio comunale, a un’altitudine di 1.800 m s.l.m. alle falde del monte Peralba (2694 m, Hochweisstein in tedesco). Il suo nome che tradotto dal dialetto locale significa “Pietra Bianca”, infatti è formato da roccia calcarea dal caratteristico colore bianco
In un’era di omologazioni come la nostra, è bello (e interessante) scoprire come i dialetti resistano ancora. Quello sappadino è una variante di dialetto austriaco, rimasto intatto nel corso dei secoli perché non ci sono state più grosse influenze di tipo linguistico da parte austriaca. Esiste anche il dizionario sappadino.
D’estate o inverno che sia, il paese accoglie moltissimi turisti da ogni dove. Nella stagione invernale, le piste da discesa e gli spazi per fare sci da fondo, non mancano. Sappada poi ha dato i natali a vari campioni della disciplina, come Pietro Piller Cottrer e Silvio Fauner, entrambi fondisti e campioni olimpionici.
Fra le caratteristiche di questa realtà montana, c’è Sappada Vecchia, suddivisa in quindici borgate, alcune più recenti e altre più vecchie che col tempo si sono allargate formando la realtà attuale.
Si arriva qui. Nelle montagne. Molte casette di legno. Fontane con l’acqua (pura) gelida. Pare di sentirla la freschezza. O il sapore di una dolce pastina con panna e mirtilli. E camminando e vagando si arriva al Rio Mühlback. Ci si può appoggiare alla ringhiera, adersi sul più comodo ponte di legno.
E lì aspettare. Che il tempo fonda coi nostri pensieri d’alta quota.





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