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In viaggio verso L’Aquila - foto : In viaggio verso L’Aquila © Anna Maria Colonna
In viaggio verso L’Aquila © Anna Maria Colonna

In viaggio verso L’Aquila

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Sono le quattro e la città dorme. Silenzio. Sento solo il palpito di un’emozione che, irrequieta, danza nell’aria pungente dell’inverno.

Fa freddo ma l’entusiasmo mi colora il viso. Gioco con i pensieri e sorrido. Partire con il buio mi ha sempre affascinata. Vedere il sole sorgere. Ascoltare il risveglio della natura.

Nello zaino c’è tutto ciò che serve. Il viaggio sarà lungo, la giornata breve. Stasera sarò di ritorno. Stanca, sì. Ma con un mondo nuovo da raccontare. Con un ricordo in più da custodire.

Destinazione, L’Aquila. Faccio tutto in punta di piedi. Altamura (Ba) dorme e non voglio svegliarla. Si prevedono circa sei ore di viaggio.

Accendo lo stereo. La musica s’intreccia al tempo accorciandolo. Mi soffermo sulle parole di una canzone, qualche ricordo un po’ sbiadito si fa spazio tra i pensieri, si nasconde, poi sparisce.

Sulla strada poche macchine. Presto sarà giorno e tutto apparirà diverso. Il cielo sembra sereno, si vedono ancora le ultime stelle, assonnate per la lunga veglia notturna.

La luce tenue dell’alba veste la natura con i colori della stagione fredda. Il vento s’insinua tra i rami spogliandoli.

La curiosità s’impossessa del mio sguardo. Guardo oltre i vetri del finestrino per rubare all’aria qualche segreto, alla terra qualche tesoro.

Intorno a me una campagna infreddolita, nuda, timida, fragile. Il cielo cristallino sembra voler proteggere questa atmosfera incantata.

Canto. In me una grande euforia. In lontananza intravedo le prime montagne. Bellissime. Imbiancate. Non le avevo mai viste così da vicino.

Mi sento piccola di fronte a questi doni della natura. Abbasso i vetri del finestrino. Respiro profondamente. È l’odore della neve. Lo riconosco.

Qualcuno in macchina protesta, così rialzo i vetri del finestrino. Ma continuo a guardare fuori, rapita da quell’anonimo affresco.

Conto i chilometri. Manca qualche minuto. L’Aquila è vicina. Chissà se nevica!

Finalmente si scende. Quanti alberi ci sono in questa città! Qui la vita sembra scorrere tranquilla, la gente non corre ed è affabile e socievole.

Ci consigliano una visita al castello, imponente e circondato da un boschetto di pini. Un signore ci racconta che all’ora di pranzo questo parco si riempie di gente che viene qui a correre e a rilassarsi.

Mangiamo velocemente un panino. Qualcuno, passando, ci augura anche buon appetito.
Ed io penso alla gente e a quanto essa sia diversa da città a città.

Facciamo un salto all’università. Piccola ma accogliente. Guardo l’orologio. È già pomeriggio. Bisogna ripartire. Un po’ mi dispiace. Ma questa giornata di fine gennaio non è ancora finita e voglio assaporarla fino alla fine.

C’è ancora il ritorno. La musica. La natura. Le montagne. C’è ancora chi mi prende in giro perché dico che la neve ha un suo odore. Ci sono ancora le stelle. E la sera. E ci sarà la notte. Ed il ricordo.

Certo che questo viaggio all’Aquila è stata una bella pazzia. Una pazzia di quelle che ricorderò per tutta la vita.

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