Non è ancora l’alba. E’ notte. Sono pochi i vagoni. Non più di cinque. La sveglia è suonata molto presto quest’oggi. Non sto certo andando ad asfaltare le strade d’estate. Le scomodità di un reporter in realtà sono pagine su cui i fortunati protagonisti non vedono l’ora di incollare i propri sbadigli, e annessi mormorii di piacere. Quando sento il rumore della porta che mi lascia fuori di casa, ho la stessa adrenalina di un velocista che si stacca dai blocchi in una finale olimpica. Inizia il mio viaggio.
La stazione di Venezia S. Lucia è ancora avvolta nell’oscurità. Dopo giorni d’acqua alta e pioggia, le previsioni danno sole in tutto il nord Italia. Speriamo sia vero. Io sto andando proprio lì. Ancora più su. Attraverserò tutto il Veneto, dalla laguna alle montagne di Belluno, per poi fare il mio ingresso nella rinomata cittadina di Alleghe (1000 m).
Il treno parte. Non sono molti i compagni di viaggio, e tutti sparpagliati. Nella mia carrozza siamo davvero pochi. Il tempo di superare Mestre e puntare verso Treviso che il primo spettacolo mi si presenta. A destra l’alba con tutte le tonalità giallo-rossastre, e a sinistra ancora lei. La Luna. Mi scruta fiera, fino a quando svanisce nell’azzurro sempre più limpido.
Sarò un romantico, ma il suono di un treno sulle rotaie ha un fascino quasi tangibile. Il viaggio procede con lentezza. Si supera anche Conegliano (TV). Lo spettacolo vero sta per cominciare. Le montagne si vedono fin da quando c’è luce. Adesso però si stanno avvicinando sempre di più.
Il secondo sussulto è tutto per il lago naturale di S. Croce (il più ampio di tutto il Veneto), nella zona dell’Alpago, una conca tra le ultime cime delle Prealpi Bellunesi. Il convoglio rallenta nella vicina stazione, e così ho il tempo di godermi il bagno di qualche anatra nelle acque lacustri. Non oso immaginare la temperatura.
Anzi, ne ho subito un’idea quando vinto dal desiderio di immortalare il viaggio, spalanco il finestrino del treno regionale e in maglione sporgo le braccia fuori. Come un preciso jab sferrato dal migliore Apollo Creed (storico avversario di Rocky Balboa nell’omonima saga cinematografica), l’aria gelida mi assale subito incuneandosi in tutte le aperture del mio (scarno) abbigliamento.
Gli scatti valgono qualche brivido. Finalmente arrivo a Ponte nelle Alpi. Fa parecchio freddo, e sono ad appena 400 metri sul livello del mare. Tenendo conto che la mia meta finale ne conta altri 1600, per il momento faccio finta di non pensarci. Per fortuna il trenino ha solo tre minuti di ritardo. La coincidenza (sempre su rotaie) per Belluno, parte di lì a poco.
Ancora pochi minuti di panorama gustati al caldo, e la prima tappa del viaggio è conclusa. Rivedo Belluno dopo dodici anni. Il grande orologio della stazione è ancora lì. Sono le 9.15 del mattino. Il sole è già alto. Il cielo pieno zeppo d’azzurro. Le montagne, bianche. Arriva il Dolomitibus. La scritta è quella giusta. Destinazione Alleghe (continua)…





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