Sono partita, come di consueto, solo con il biglietto aereo e un mezzo itinerario nella testa. A Bruxelles presso l’ufficio informazioni della Gare du Nord, meno di dieci minuti dall’aeroporto, l’addetto mi fornisce cartina ed elenco degli ostelli.
Dieci minuti a piedi dalla stazione trovo Sleep Well un ostello confortevole, pulito e ben organizzato. La città decido di scoprirla a partire dal suo simbolo, l’Atomium, lo raggiungo con la metropolitana che arriva proprio al parco adiacente. Salgo fino in alto, certo con quello che fumo è stata una gran fatica, ma ne vale la pena. Vago per le vie del centro e mi stupisco davanti alla magnificenza barocca della Grand Palce, con i palazzi delle corporazioni, mi immergo piacevolmente stordita da orde di turisti nel dedalo di stradine che si dipanano dal suo cuore più antico.
Il Manneken Pis , piccolo bambino in bronzo (60 cm di altezza) ritratto nell’atto di espletare i suoi bisogni primari, la leggenda racconta che il piccolo salvò, con questo eroico gesto la città da un incendio. Percorro la Gallerie Saint Hupert, inauguarta nel 1847 da Leopoldo I e arricchita di eleganti negozi, la galleria è attraversata dalla pittoresca “strada dei macellai”, che attualmente ospita un numero impressionante di Brasserie e ristorantini per la gioia di turisti e sporadici avventori.
Raggiungo la parte alta della città il suo cuore aristocratico, incontro la cattedrale dalla spendida facciata gotica. Il Palays Royale, aperto al pubblico gratuitamente durante l’estate Più oltre, la chiesa gotica di Notre Dame de Sablon e il piccolissimo parco che le sta di fronte, arredato di statue degli uomini che hanno reso celebre il Belgio. Mi incanto davanti all’attuale museo della musica dalle sinuose forme dell’Art Nouveaux. Mi lascio alle spalle la capitale europea e “sbarco” ad Anversa capitale mondiale del Diamante.
La stazione è un capolavoro di architettura fine XIX secolo, richima la ex Gare D’Orsay parigina. La città mi accoglie a braccia aperte, è il 15 agosto e le vie del centro storico sono invase da bancarelle che vendono qualsiasi tipo di mercanzia, una folla multicolore occupa ogni spazio disponibile. La casa-museo di Rubens al quale la città ha dato i natali, è posizionata accanto alla trafficatissima arteria commericale il Meier. Il museo Kamska (Museo di Arte Moderna) con una splendida collezione di opere dei primitivi fiamminghi.
Il Museo della Moda, correva l’anno 1999 quando i “Sei di Anversa” stupirono il mondo con le loro innovative creazioni e poi la splendida cattedrale di Nostra Signora che veglia con il suo campanile sul Mark, la piazza affacciata sulla Schelda. Sento il piacere di muovermi, l’aria frizzante stimola, oltre che l’appetito, la mia curiosità, mi allontano e vado a cercare il nuovo, curiose e affascinanti statue istallate in un giardino alla periferia della città.
Anversa ha il fascino insolito dei luoghi che sanno reinventarsi. I negozi chiudono “prestissimo” alle 18, poi, il vociare si attutisce con il calare dell’oscurità, le strade si illuminano delle delicate luci che escono dalle brasserie e dai piccoli ristorantini che circondano discreti il centro e le viuzze attorno al Mark. Una folla silenziosa e discreta invade questi luoghi per gustare la celeberrima birra belga la cucina multietnica e le specialità importate dalla vicina cucina francese.
Da Anversa non si può prescindere una visita a Gent, quanto meno per la cattedrale di San Bavone e lo stupefacente polittico dell’Agnello Mistico di Jean Van Eyck. Lo spettacolo di questa tranquilla cittadina di provincia lo si apprezza solo navigando sui barconi, dai canali della Schelda si scoprono gli scorci più affascinanti.
L’ultima tappa prevista dal mio viaggio è Bruges, venti minuti di treno da Anversa, sembra di stare con l’alchimista Zenone e i protagonisti de “L’opera al Nero” di Marguerite Yourcenar. Tutta il centro storico gravita attorno alla piazza con la cattedrale e la chiesa del Santo Sangue, fate un’altra fatica e salite sulla torre (ne vale la pena), da qui si srotolano viuzze dagli angoli imprevisti, ponti e scorci incredibilmente romantici.
Non perdetevi i begghinaggi e i numerosi negozi che vendono i ricami che hanno reso celebre le Fiandre. Lasciatevi trasportare dall’intuito, se siete degli amanti di fotografie non smetterete di scattare ogni angolo è e vi sembrerà degno di essere immortalato.






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