Mi dilungo ancora nell’avventura delle acque celesti che solcano i riflessi più nordici del cielo. Dopo giorni di navigazione non so più immaginare rettilinei. Ho incrementato il mio livello di pellegrino esperto di non-conoscenza. Un nuovo amuleto di bellezza mi concede un lungo sonno da risveglio. Sempre qua. In Norvegia. Mi posso vantare di quello che sto vedendo.
Mentre attento scruto i boschi che si lasciano carezzare dalle fragili onde che la mia presenza crea, sento una storia che le leggende vorrebbero tramandare. Sono quelle di un amico lontano che venne un giorno ad abitarvi. Getto qualche briciola del mio pane nell’acqua ma è come se avessi avuto una risposta diversa da un cerchio. Una strada sempre aperta.
Mi sento come un navigante alla mia prima tempesta. O forse come il protagonista atteso dopo quaranta trombe d’aria. Qualche abitazione rompe la monotonia della “bellezza” di sola Natura. Il nuovo navigatore sta per salpare sotto stelle i cui ricordi sono incomprensibili notti speculari.
Nei giorni scorsi sono stato parte di un mondo di cui ho già alti ricordi. La prossima volta che il vento soffierà così scandinavo sul palmo delle mie mani, penserò a questa notte per sentirmi più sicuro. Invitato a guardare la via dalla cabina, per tutta la durata della mia visita, non ho fatto altro che chiedermi se le correnti fossero troppo fredde per i pesci, e se è la sabbia delle mie scarpe a rendere così speciale l’orizzonte.
Una donna posizionata sul ciglio di un molo, accenna un saluto. Nello staccare a fatica la mano dal corpo, vengo quasi subito rimpiazzato dal nitrito poco lontano di una fattoria. Il rumore del motore deve aver incuriosito un cavallo che lo vedo ergersi sulle zampe posteriori e poi attuare tutta una mimica che vorrei comprendere.
Arrivato vicino alla riva, chiedo di poter scendere scalzo. Ho come l’impressione che da queste parti sia esistito un bosco il cui primo germoglio spuntò quando qualcuno doveva avere due o tre anni al massimo. In quel luogo apprese la prima lezione sulla sua vita. Uno dei tanto Bambi di passaggio rubò la sua sensibilità, e ne nacque quel picco di saggezza cui solo pochi uomini credono.
Ecco, mi sono perso nel fissare il fiordo panorama. E’ ancora possibile? Solo ciò che ho vissuto può avermi condotto fin qua. Chiedo di poter restare ancora sulla barca. Senza scendere. Riesco in qualche modo a farmi capire. In un misto d’inglese mescolato a qualche parola locale traccio un disegno. Che richiama a un suggerimento.
“Non pensare che ognuno sia un saggio o che abbia un baule pieno di belle bambole”, mi rincuorò il nuovo amico, “sono certo che tutti abbiamo incontrato persone che non hanno voluto ascoltarci. Dimello allora. Un giorno potremo fare ritorno a una radura e fare le veci di ciò che altri devono ancora assaporare?”
Ma tutto questo forse lo abbiamo appena vissuto. E’ ciò che un altro essere umano sostiene di avere sognato durante un racconto di realtà.





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ciao Krisztina, grazie mille. Un caro saluto, luca