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Huè: Vietnam, il cuore del drago - foto : Vietnam, Huè: vita sul Fiume dei Profumi © Tonj Lardani
Vietnam, Huè: vita sul Fiume dei Profumi © Tonj Lardani
13.07.2009

Huè: Vietnam, il cuore del drago

di Marta Forzan

Vo Thi Thu Nguyet, 59 anni. Unica donna, su 50 mila uomini, che guidava i risciò a Ho Chi Minh Ville. E’ tornata nella casa dell’ infanzia, alla periferia di Hue’. Viso aperto e sguardo intenso. La sua salvezza. Ottimo inglese. Era infermiera negli ospedali militari americani da campo, a Saigon. Ha pagato, senza sconto.

Due piccole stanze, un armadietto chiuso a chiave. Due bottiglie di acqua minerale offerte come fossero champagne. Beviamo così, come se lo fosse davvero. “Cambierà, sta già cambiando. Possiamo farcela da soli. L’abbiamo sempre fatto. Vi porterò dove è morta mia nonna, onoreremo insieme i miei antenati”.

Nguyet è il Vietnam, è il popolo che sull’onda del “doi moi”(cambiamento), fatica senza un lamento per una società nuova, per ricostruire un paese ricco d’arte e storia. Per dimenticare. Per ridar vita a quel “drago” ferito da schegge di ferro e lampi d’orrore.

A nord, la testa di demone si disseta nella baia di Ha Long con Hanoi, l’occhio adirato verso la Cina. A sud, la coda scuote il Mekong e sguazza con Saigon nel Mar Cinese Meridionale. Il corpo allungato, si assottiglia dove batte il suo cuore, l’antica Huè. Al centro, quasi all’altezza del 17° parallelo. La linea che divideva in due il Vietnam.

Dong-Ho, Danang, My Son, Da Krong. Nomi che rievocano cieli forati di caccia, bombardieri, elicotteri. Bombe al fosforo, napalm. Villaggi distrutti. Bruciata quasi tutta la foresta che cingeva il petto del drago. Un cuore diviso a metà com’era quello Nguyet e di Huè, antica capitale dell’imperatore Gia Long.

Il cielo dove schizzavano le bombe è azzurro intenso, tratti di nuvole rosa sfiorano le Montagne di Marmo, vicino a Danang. Rocce forate da grotte e cunicoli. Rifugio di centinaia di Vietcong durante la guerra. Luogo sacro buddista. Tomba di madri e figlie.

In una di queste grotte furono “scovate” e uccise 168 donne. Bloccate senza via di scampo, bombardate dall’alto aprendo enormi cavità che lasciano filtrare la luce del sole. Un raggio trafigge l’umile lapide che ricorda la tragedia. Sul volto di Nguyet gocce di memoria.
Odore muscoso e scaglie di tristezza nell’anima. Nella grotta Hoang Hiem, scolpita sulla roccia quasi azzurra, “la Signora che Porta Fortuna”. Di fronte all’immagine, Nguyet vestita nel suo “ao dai” di seta, congiunge le mani e sussurra “donami il futuro. Per mio figlio”.

Sul Colle delle Nuvole, una pioggia estiva tutta rabbuffi e ventate dà vigore. La strada per Huè, sale su tornanti ripidi zizzagando negli spazi dell’orizzonte. A sud si distende la baia di Danang, a nord si scorge la laguna di Vung Dam.
Adagiata a dodici chilometri dal mare, Huè, la bella capitale al tempo della dinastia Nguyen. Per secoli impreziosita da templi, ponti, monumenti e giardini. Per mesi bombardata dal mare, dalle montagne e dagli skyraiders a bassa quota. Distrutti ponti, i tetti d’oro dei templi, spazzati via i palazzi di porpora.
Nord vietnamiti, vietcong, truppe governative, americani. Fuochi incrociati sull’unico bersaglio, il cuore del drago. Nguyet ricorda i primi colpi di mortaio, le grida, i lampi, e il fuoco avvolgere e risucchiare tutto. E poi la pioggia, tanta pioggia e fango.

Quelle immagini scivolano via con le ultime gocce del monsone. Il cielo si apre facendo brillare le foglie dei giardini sul Fiume dei Profumi. L’aria diventa calda e pesante, si alza la polvere e profumo di rose. Passeggiare per Hue’ riporta ai fasti della seta, alle porte laccate di rosso, ai bastioni rivestiti di legno decorato.

Oltre i colori del mercato e gli ampi viali, si alzano le mura della Cittadella che proteggono la Città Purpurea, residenza privata dell’imperatore. Padiglioni, cortili, scalinate, portici, piattaforme, palazzi per dignitari locali e stranieri. Così volle Gia Long agli albori dell’Ottocento per ospitare artisti, scienziati, poeti e scrittori. Huè, la Firenze dell’Asia.

Quattro quartieri concentrici, separati tra loro da mura. La porta Ngo Mon sotto il belvedere “delle cinque fenici” dove soleva affacciarsi l’imperatore durante le parate e le feste ufficiali. Il portico e le due piattaforme sulle quali stavano i mandarini. Di fronte, il palazzo Thai Hoa o “dell’armonia assoluta”col trono poggiato su gradini in lacca e oro.
Nella pagoda di Ung Mieu, riposano tutti i re nelle loro urne funerarie.

Una corte poco chiassosa come sono d’indole i vietnamiti. Ariosa, senza debolezze, con il gusto estetico che si allunga in mezzo alla ricca vegetazione. Si sente, si respira quell’atmosfera dietro la calma estiva dove tutto sembra stagnare sulle rive del Fiume dei Profumi. Templi e pagode suggeriscono una vita ascetica e di pace.

Marzo 1968: ‘’stiamo lasciando una città devastata e prostrata. L’ottanta per cento degli edifici sono ridotti a macerie e tra le rovine giacciono 2000 civili morti”. Parole di Townsend Hoopes, sottosegretario all’ Air Force. Cronaca dell’assalto a Huè.

“I tetti porpora e oro sembravano sorretti dal vento, come immense vele calme”. M.M.

LIBRI

Un viaggio in Vietnam

"Il poeta e la principessa. Un viaggio in Vietnam" di Visser Carolijn - Feltrinelli Traveller, 2008

Il sole sorge sul Vietnam

"Il sole sorge sul Vietnam" di Lorenzo Mazzoni e Tommy Graziani - Edizioni Kult Virtual Press, 2005



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