Porta per gli inferi. Ingresso verso il mondo dei morti. Luogo senza tempo e senza spazio. E’ così, e in molti altri modi, che viene definito l’Acheronte. Il fiume greco che, secondo la mitologia, conduce, con la sua corrente, le anime al lago Acherousia nelle cui profondità si trova il regno di Adi, sovrano dell’aldilà. Sovrano dell’Ade.
Tetro luogo dalle torbide acque lambite da barche i cui viaggiatori non fanno mai ritorno alle natie case. Tetro luogo da cui si odono gli ultimi sinistri lamenti dei traghettati.
Ma, alle fosche atmosfere narrative si contrappone la bellezza della natura greca. La Grecia, infatti, è uno dei Paesi più affascinanti dell’Europa meridionale. Nell’estremo lembo sud della penisola balcanica. Colorato, soprattutto di bianco e di azzurro, allegro e vivace, ricco di profumi di mare, di pietanze locali e di fiori.
Duemila isole sono adagiate sulle acque dei mari Ionio ed Egeo. Sembrano piccoli scogli in mezzo al mare. La vita scorre lentamente e, sugli isolotti, ha il ticchettio dell’orologio dei pescatori che segna le ore della loro giornata prima ancora che si svegli l’alba.
Qualche chiesetta adorna la cima della più alta collina isolana, a protezione dei pescherecci in mare aperto. Tutto è molto scenografico e suggestivo. Sembra la perfetta inquadratura di un romantico film d’autore. E in effetti, proprio in Grecia, sulle isole Skiathos, Pelion e Skopelos si gira nel 2008 il famoso film-musical “Mamma mia”, dedicato agli Abba, il gruppo pop svedese.
L’Acheronte, almeno il principale, visto che molti fiumi mitologici adottano tale nome, si trova in Epiro, regione nord occidentale della Grecia, nei pressi della bella cittadina di Parga da cui partono diverse gite in barca per navigarlo.
La vegetazione che disegna i contorni del fiume, è ricca e selvaggia. Le piante, in alcuni tratti, soprattutto quelli più sinuosi e stretti, sembrano volersi impadronire dell’Acheronte. Le acque appaiono un po’ torbide e lo scivolare lento della barca sembra morbido, quasi oleoso.
E’ emozionante pensare di essere in viaggio, non solo attraverso la natura, ma attraverso la storia, la cultura e il mito. Ogni tanto, si scorge qualche villaggetto, se tali si può definire, lungo il tragitto dove ci sono solo sparute case dall’aspetto spartano e, al massimo un bar o un ristorantino realizzato a mo’ di palafitta sulle acque.
E se proprio si desidera carpire i segreti dell’Ade, se il tentativo sull’Acheronte fallisce, si può tentare con il fiume Averno a Napoli.
Il nome deriva dalla parola inferno e, stando alle tradizioni, è uno degli accessi agli inferi, in quanto si mostra generoso di esalazioni derivanti dall’attività vulcanica della zona dei campi flegrei di Pozzuoli. Pare che qui Caronte, il traghettatore, accompagni i defunti attraverso le sponde del fiume.





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