Solo venti minuti di traghetto separano l’isola di Malta da quella di Gozo. Guadagno la prua del battello che da Cirkewwa mi porterà a destinazione e l’aria tersa mi dà l’illusione di essere già sull’altra sponda, nella terra (dicono) di Calipso. Le Nereidi si rincorrono tra loro increspando l’acqua con la loro spuma bianca. Non naufragherò come Ulisse, penso durante la traversata: forse i miei occhi color del mare hanno stregato o mosso a pietà quei due permalosi di Zeus e Poseidone? Gli dei sono dalla mia parte.
Gozo è un’isola popolata da circa 30.000 anime, che vivono di pesca e pastorizia. La pace che regna in questo angolo di Mediterraneo, è la giusta ricompensa per i secoli di razzie perpetrate da barbari e saraceni, che trovarono più facile occupare l’indifesa località che l’impenetrabile rocca maltese. Solo l’arrivo dei Templari, che fortificarono la capitale Victoria con possenti mura in stile veneziano, restituì all’isola la quiete che le spettava. Dalla sua piazza principale, inizia il viaggio.
L’allegro mercato che anima ogni giorno Piazza Indipendenza, meglio conosciuta come It-Tokk, è il modo migliore per approcciare la simpatica comunità di Gozo. Se il nome dell’isola, in castigliano, vuol dire “gioia”, i suoi abitanti lo sono davvero. Seduta in uno dei caffè all’aperto che lambiscono il mercato, osservo il viavai festoso di cittadini e turisti a passeggio, protetti dall’ombra della Basilica di San Giorgio.
Noleggio una montain bike e vado a scoprire la bellezza selvaggia di Gozo. Le sue coste offrono paesaggi spettacolari e la baia di Dwejra ne è certo un esempio. Chiunque passi qui si “affaccerà” sulla Finestra Azzurra: l’erosione ha creato una scultura rocciosa simile a un dolmen, un arco che collega il mare col cielo, per mescolare diverse tonalità di blu.
Lungo il litorale mi imbatto nel Fungus Rock, un blocco calcareo che emerge dall’acqua, sul quale cresce un tipo di champignon molto apprezzato dai Cavalieri di Malta per le sue proprietà medicinali. Chiude lo spettacolo sulla costa ovest di Gozo il Mare Interno, una laguna marina nata dal crollo di una caverna e collegata all’esterno da un passaggio nella roccia.
Ma Gozo non è solo un paradiso sul mare: per alcuni studiosi, l’isola altro non sarebbe che la mitica Ogigia, il giardino di Calipso che per sette anni fu la prigione dorata di Ulisse. Sulla costa orientale di Gozo, nella cornice della spiaggia rossa di Ramla Bay, raggiungo una grotta da molti ritenuta residenza della ninfa. Intorno alla caverna non si trovano case: secondo la leggenda lo spirito dell’eroe omerico è rimasto nella spelonca, dalla quale provengono ancora i suoi lugubri lamenti.
Con scetticismo entro nella grotta, tendo le orecchie e sobbalzo. È un sussurro, che però distinguo bene: “Ritornerò”. Ma chi ha parlato forse non è solo Ulisse. Che la grotta di Calipso raccolga e ripeta come un’eco la segreta promessa di tutti i visitatori di Gozo? Nel dubbio, lascio che la mia preghiera raggiunga le sue sorelle.





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ci sono appena stato è posso confermare, posto magico
la baia di Dwejra è veramente indimenticabile
Anche io ho affittato una bicicletta per visitarla
Gozo ha un fascino tutto suo. Così piccola, raccolta eppure così carica di fascino! Si riesce davvero a girare tutta con una biciletta!
Grazie per il tuo commento Claudio!