Görlitz, esterno giorno. Un bicchiere gelato di Weißbier occhieggia sul mio piatto fumante di Schlesisches Himmelreich. Tra un boccone di maiale arrosto e uno di canederli, sollevo il boccale per filtrare la vita della Untermarkt, la piazza circolare su cui si affaccia il ristorante. Agli armoniosi contrasti culinari e a architettonici che vedo dedico il mio brindisi.
Da un lato si erge il Rathaus, splendido edificio del XIV secolo, sulla cui scalinata si appollaiano come stormi d’uccelli i turisti; poco più in là lo sguardo incrocia lo Schönhof, la più antica residenza del Rinascimento tedesco, oggi sede del museo slesiano; qui si staglia il profilo gotico del Brauner Hirsch, centro intellettuale della Görlitz settecentesca; a chiudere il cerchio della piazza, la bellezza barocca della Alte Borse.
A legare in maniera così armoniosa edifici dall’architettura tanto diversa è il rincorrersi frenetico delle voci, una eco perpetua tra le mura e le facciate. Pagato il conto, attraverso la Untermarkt chiedendomi se, nel corso dei suoi 930 anni di vita, Görlitz e la sua piazza si siano mai concesse un momento di riposo.
Passeggiare nel centro storico, tra gli empori delle corporazioni tessili medievali, vuol dire ripercorrere un pezzo di storia antica, lungo quella “Via regia”, che collegava la Spagna all’Ucraina, attraversando tutta l’Europa. Con il suo fiorente mercato, Görlitz ha rappresentato per lungo tempo uno snodo importante nelle rotte commerciali del continente.
Mentre ai miei lati scorrono edifici gotici, rinascimentali, barocchi e art noveau, mi faccio strada in altura: raggiungo la tardo gotica St. Peter und Paul Kirche, la chiesa più importante di Görlitz, arroccata su una roccia che domina la valle del fiume Neisse. Nel silenzio surreale in cui è immerso questo complesso a cinque navate, le canne del celebre “organo solare” di Eugenio Casparini, sembrano esplodere le note del pentagramma.
Con l’animo ancora scosso dalle vibrazioni dell’organo di Casparini, cerco un po’ di pace nella biblioteca dell’Oberlausitz, tra i banchi e le sedie in cui il mistico Jacob Böhme costruì giorno dopo giorno la propria saggezza. Un bel libro polveroso e rilegato mi svela che in città, dal XV secolo, esiste l’Heiliges Grab, una ricostruzione fedelissima del Santo Sepolcro di Gerusalemme, che mi affretto quindi a recuperare sulla guida e visitare.
Dopo aver scattato qualche fotografia al grande magazzino Hertie, inaugurato nel 1913 e oggi unico esemplare di questo genere ancora presente in Germania, decido di avvicinarmi al Neisseviadukt, che divide Görlitz da Zgorzelec, il “versante” polacco della città, affacciato anch’esso sulla Neisse.
La decisione fu presa nel 1945 al termine della Seconda Guerra Mondiale, cui fecero seguito 40 anni di inspiegabile isolamento che lasciò Görlitz e i suoi monumenti ai margini dell’Europa. Solo con la caduta del Muro nel 1989, fu possibile restituire alla città il suo originale splendore. Quello che ora godo io mentre il sole tramonta.





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