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Giappone, geishe e grattacieli 2 - foto : Geisha © Marco Manieri
Geisha © Marco Manieri

Giappone, geishe e grattacieli 2

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Oggi ho comprato uno di questi famosi fumetti e quello che racconta è a dir poco incredibile. Premesso che solo la maggior parte di questi e non tutti raccontano storie pornografiche, il mio, insieme a tutti quelli che gli facevano compagnia nell’intero piano di uno di questi grattacieli di pupazzi, racconta una storia molto semplice quanto perversa.

Una ragazza del liceo che credo sia innamorata di un certo tipo, viene ripetutamente sodomizzata prima da lui e poi da tutti i suoi compagni di scuola. Punto. Ho scelto questo perché era tra i più normali, in altri la ragazza doveva andare a letto anche con una piovra gigante, con un orso, con un albero o con tutti e tre messi insieme. Oggi sono un po’ depresso anche perché qui è pieno di giapponesi.

Non che mi abbiano fatto del male o dato fastidio, anzi! Il problema è proprio questo. Nessuno mi parla perché nessuno conosce altre parole in inglese oltre a “sorry”, in metropolitana evitano perfino di sedersi vicino a me. Forse “puzzo di burro” come tutti gli stranieri o forse la mia barba li mette in imbarazzo, ma comunque è sempre meglio evitare un qualche rapporto umano.

Oggi sono stato a pranzo in un ristorante molto carino. Avevo visto il menù e mi sembrava invitante, oltre che accessibile. Mi siedo e aspetto la solita cameriera sorridente a cui poter indicare la mia scelta per il pranzo. Niente. Passano i minuti e nessuno si avvicina. Penso di essere capitato in uno di quei posti un po’ xenofobi dove non servono gli stranieri, invece no.

Le cameriere c’erano, ma erano delle macchine. Praticamente il processo per avere il cibo desiderato consisteva in questo: innanzitutto si prendeva il menù ed individuato ciò di maggior gradimento, il mio era riso e bistecca, ci si segnava il codice riportato vicino la foto del piatto.

Ci si recava dalla macchina nella quale si potevano inserire i soldi ed il codice per avere indietro un foglietto con degli ideogrammi sopra. Fatto questo si inseriva il foglietto in un buco dietro il quale presumibilmente si trovava un cuoco che da un altro buco ha fatto comparire la mia bistecca cruda e una piastra infuocata dove cuocerla. Il tutto senza parlare con nessuno di umano. Il locale era pieno e fuori c’era la fila per entrare.

Inizio a pensare che i giapponesi siano come i loro ideogrammi: lineari, complicati e incomprensibili. Ieri sono andato a visitare i giardini dell’imperatore e ho assistito ad una scena molto particolare. Stavo per attraversare la strada quando l’occhio mi è caduto su un simpatico vecchietto accanto a me con uno strano orologio in mano.

Ho cercato di spiarlo da dietro e ho scoperto che quello che aveva in mano non era un orologio, bensì un cronometro con il quale prendeva il tempo… del semaforo! Controllava costantemente il tempo ed il semaforo, voleva essere sicuro che il segnale del verde scattasse esattamente nei canonici 75 secondi, non uno più non uno meno. Per questo sono un po’ depresso.

Vorrei chiedere ai giapponesi cosa pensano, come vedono il futuro, cosa vogliono, ma non posso farlo. Mi dispiace vedere tutte queste persone incollate ad uno schermo, sempre. Che sia in metropolitana o mentre camminano per strada ognuno ha qualcosa tra le mani da guardare.

La maggior parte di loro ho scoperto che seppur sembra stia usando un telefono cellulare in realtà non lo fa per comunicare, inserisco anche scrivere sms nel termine “comunicare”, ma la maggior parte di loro gioca a TETRIS o a qualche videogame dove il protagonista è un cartone animato che deve uccidere il drago.

Poi sento qualche problema soprattutto quando mi rendo conto che questo atteggiamento non solo è tollerato ma è anche incoraggiato dalle pubblicità che in televisione mostrano la festa in casa di una ragazza dove nessuno parla e ognuno gioca con la sua consolle portatile, facendosi però grandi risate.

Mi sento un po’ depresso. Domani vado a Kyoto.

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LIBRI

Giorni giapponesi

"Giorni giapponesi" di Angela Terzani Staude - Tea, 2009

L’anima nascosta del Giappone

"L’anima nascosta del Giappone" di Marcella Croce - Marietti, 2009



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