Genova è cangiante come il suo mare di metallo che riflette l’insistenza del cielo in mille tonalità. A seconda del punto di vista ti sembra di osservare e sentire una città mai uguale a se stessa. Genova è diversa ogni volta, ad ogni svincolo, che la si guardi da una barca, che la si attraversi a piedi nelle vie strette, che la si sovrasti dalle terrazze che fanno il solletico al cielo.
Ogni emozione, poi, nel cuore del viaggiatore si sintetizza: in una totalità di bellezza. La barca si stacca timida dal molo, gira su se stessa. Punta il muso verso l’infinito del mare e avanza. Sei seduto sopra, mosso dalle spinte dell’aria e dal borbottio del motore. Un fischio sale verticale. E Genova si allontana.
Sfila l’acquario sulla destra, ma il vero acquario è fuori: con le persone sotto il sole d’aprile stipate come sardine a fare la coda per entrare. Sul lato opposto c’è la struttura con ganci e bracci in alluminio progettata da Renzo Piano nel 1992, per i cinquecento anni dalla scoperta dell’America.
Nelle strutture del grande porto industriale si scorge una forma di poesia moderna, una sorta di Futurismo pratico, vero, concretizzato nel lavoro che ogni giorno migliaia di uomini svolgono.
C’è il nero profondo del carbone ammonticchiato sulle banchine chiamate come le ex colonie d’Africa italiane. I parallelepipedi in acciaio scintillano, sotto i raggi di luce che penetrano nelle fessure. I colori accesi della barca africana che trasporta frutta tropicale si mescolano nel movimento: un marinaio si affaccia sul ponte e ci saluta, sorridendo come se ci stesse aspettando da ore, in quella posizione.
Lo spettacolo è davanti, di lato e di dietro. La panoramica è di 360 gradi e a ogni angolazione s’incontra qualcosa per cui vale la pena star lì ad osservare. Come girarsi e guardare l’alveare laborioso della città dipinta, notare più in su un castello color terracotta che si butta a picco sulle costruzioni di sotto, o le coltivazioni di vigne lassù, nelle vallate anonime.
Sei meravigliato, senza pensieri chiari, come davanti ad un dipinto o ad una donna che ti sorride. Genova fluttua nell’aria tiepida delle undici. La barca costeggia la grande diga davanti al porto, lunga quindici chilometri, che protegge la città dalle mareggiate e le permette di avere il secondo attracco più importante del Mediterraneo.
Sulla destra troneggia la costruzione che è simbolo da secoli. La luce della Lanterna si mischia fluidamente a quella della primavera. La barca ritorna al molo, quasi senza far rumore. L’acquario di persone si è moltiplicato: sembra un formicaio ora. Genova da terra sarà tutta un’altra cosa.





Organizza il tuo viaggio
Prenota il tuo volo
Prenota il treno
Rent a car




