«Quando mi sarò deciso/ d’andarci, in Paradiso/ ci andrò con l’ascensore di Castelletto, nelle ore/notturne, rubando un poco/di tempo al mio riposo».
Prima di salire nel lungo corridoio che porta all’ascensore, c’è questa frase del poeta livornese Giorgio Caproni che inizia a farti annusare qualcosa di raro. Si va su verticali, e in un baleno si bussa alle porte del Paradiso per vedere se c’è qualcuno che apre.
La visione che da quel punto si vive è appagante. Genova è un alveare colorato e laborioso dietro, sul pendio ripido. E giù c’è il mare, specchio senza fine; a destra la Lanterna svetta sulle barche lente, cariche di carbone, che le danzano intorno. C’è il “matitone” che sale di fianco, l’edificio ottagonale e tozzo che ospita uffici comunali e della capitaneria portuale.
Dal puzzle di edifici ammassati e tutti alti uguali, spunta il campanile di San Lorenzo con la cattedrale appoggiata sul lato. Sulla balconata c’è uno scorcio di Dolce vita moderna. I teenager tecnologici ascoltano l’I-pod, e tra un pezzo skà e Bob Marley, si danno baci appariscenti, come nelle fiction: se ci pensi bene anche lì ritrovi lo spirito del nostro tempo.
Sorprendi un passante salutandolo, sorridendogli, come se tutta quella bellezza che vedi fosse troppa per essere trattenuta. Devi comunicarla in altri modi, con il corpo, e ad altre persone, anche se non le conosci. Ma non ti importa ora.
Continui a scrutare, alla ricerca di posti in cui se stato la mattina. L’aria satura di sale apre i polmoni, la brezza ti accarezza lieve il viso. Il cielo di Genova è più vicino da lì, dipinto di luce, striato di arancio e marrone.
Torni in strada e decidi di provare a salire su un altro ascensore, per grattare il cielo da un’angolazione nuova. Vicino alla stazione di Genova Principe c’è Piazza Acquaverde con un’ascensore speciale, quello di Montegalletto. Entra prima in orizzontale nel ventre della terra e poi va su in verticale, fino al Castello d’Albertis. Altro stop e altre visioni speciali.
Il pomeriggio ad alta quota si sta spegnendo. Genova l’hai vista da tre dimensioni e ogni volta ha saputo stupirti e insegnarti qualcosa. “L’importante è quello” pensi, “scavare bene sotto la superficie di ogni città, di ogni luogo, di ogni situazione. C’è sempre qualcosa di stupefacente ad attenderti”. Chiudi la porta del Paradiso, per ora, e riparti.




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