Dopo i movimenti ondulati a cui il corpo s’era abituato in mare scendi a terra, i piedi ben saldi. Provi una sensazione di sicurezza. E incominci a muoverti guidato da curiosità e istinto nel cuore ruvido di Genova.
Cerchi di orientarti nel dedalo di strade strettissime e di palazzi alti e vicini tra loro. La verticalità della città ti sovrasta, guardare la facciata degli edifici nella loro interezza è un’impresa. Ma ci provi: ci sono bellezze e dettagli imperdibili anche lassù in alto.
A ogni angolo, a ogni svolta si ha la sensazione che nello spirito di questa città vi sia incarnata la serendipità: quella sensazione di piacevole casualità che ti fa vivere situazioni che non avresti mai immaginato fino ad un attimo prima. Sarà che le città portuali sono così: vedono arrivare e ripartire nuove persone, viaggiatori, mercanti in un vortice accelerato di esperienze.
Ma, anche senza fare conoscenza con altre persone, basta camminare per ritrovarsi immersi in epoche, architetture e culture diverse.
Dopo aver percorso un tratto del lungomare, entro in via San Lorenzo che trabocca di ragazzi e turisti. Faccio pochi passi e mi ritrovo ad ammirare con il naso all’insù la facciata in marmo bianco e nero della Cattedrale di San Lorenzo. Il progetto iniziale prevedeva due campanili. Non venne completato. Nel 1427 al posto della torre di sinistra venne costruita una loggia. Estasiato dagli affreschi interni torno in strada, sfiorato appena dal sole leggero e benefico di quel pomeriggio.
Mi sono ripromesso di non seguire il percorso turistico della cartina che ho preso al centro informazioni. Proseguo girovagando. Passo una porta antica della città e mi blocco davanti ad una casupola in mattoni, con un drappello di persone ferme davanti. Mi chiedo cosa avrà di interessante quella costruzione. “Casa di Cristoforo Colombo” leggo su un cartello affisso vicino. Mi siedo davanti e immagino il piccolo Cristoforo, quando andava fino al porto vecchio e sognava di salpare anche lui, un giorno.
Serendipità di spazi, di luoghi, di eventi: Genova è così, sorprendente. Ti capita nel tuo vagare di passare anche da via Garibaldi dove, dicono, ci siano i più bei palazzi cittadini. Dicono bene: il Palazzo del comune, il Palazzo bianco, il Palazzo rosso, nel loro rimando continuo di luci danno un effetto tutto speciale alla strada. Non è un caso che nel 2006 questi edifici siano diventati patrimonio universale dell’Unesco.
Poco distante c’è piazza Portello. Un’indicazione dice: ascensore per il Belvedere Montaldo, spianata di Castelletto. Una porta sul cielo si sta aprendo. Sul cielo tiepido di Genova, al tramonto.





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