Arrivato sugli innevati prati della Croda Rossa (BZ), a quasi duemila metri, dopo essermi goduto qualche sprazzo di sole frizzante, mi faccio ammaliare dagli odorini della cucina tirolese fin dentro il vicino rifugio. Diviso il tavolo con due signori del paese limitrofo (San Candido), mi suggeriscono un percorso alternativo per la discesa.
Niente comoda cabinovia, ma una lunga passeggiata di un’ora e mezza circa, da qui fino al passo Monte Croce (1636 mt.), al confine fra Veneto e Trentino-Alto Adige. Da lì, posso prendere un autobus e raggiungere in pochi minuti il parcheggio dove ho lasciato la macchina. Non mi pongo il dilemma. Mi gusto un abbondante pasto e parto.
Superata una prima parte di salita, cercando di stare attento ai “discesisti”, il resto è tutta discesa. Sulla neve, s’intende. Le mie scarpe da tracking reggono molto bene. Mi bastano una decina di minuti per essere il solo abitante del bosco. Gli schiamazzi delle code per la risalita appartengono a un mondo di cui non potrei essere nemmeno il bis bis nipote.
“C’è nessuno qui?”. Mi viene istintivo gridarlo. Un po’ Jack Kerouack. Un po’ il William Blake (contabile, omonimo del celebre poeta) di Dead Man (1997, di Jim Garmush). Un po’ Christopher McCandless. Cammino talvolta affondando nella neve più fragile, soprattutto al centro del sentiero. Il rumore della cresta nevosa che s’infrange su altra massa bianco-ghiacciata crea tiepidi echi.
Intingo le mie mani dentro il ghiaccio più candido. Sento la corsa dei piccoli cristalli andare alla ricerca del mio collo, attraverso le braccia. Non esco dal tracciato. Ma quella che è la prudenza delle mie gambe, non trova corrispettivo nei miei pensieri più tormentati. Due topolini in cerca di cibo mi sfrecciano davanti. Li vedo scomparire in una minuscola tana in mezzo al bianco.
Il cielo cambia di continuo. Minuti in cui è azzurro, altri in cui viene rapidamente conquistato da nuvoloni grigio/bianchi. Inizia anche a scendere qualche fiocco. Per quanto lo spettacolo sia stupefacente, auspico che restino così lievi perché non so quanta strada mi manchi e non ho alcun copricapo né cappuccio.
Continuo a marciare senza regole. Lento. Di corsa. Immobile. Mi affaccio a ogni millimetro d’aria che mi circonda. La neve che ricopre tutte le montagne. Le fragili stalattiti che si formano. Soffici curve glaciali rivestono il bosco. Avrei voglia di costruirmi un igloo e restare qui tutta la notte. E forse un’altra ancora. E chi vi garantisce che non l’abbia davvero fatto?





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