“Ci sentiamo pronti a varcare le soglie della “Terra del Diavolo”, vale a dire la depressione Dancala, considerata uno dei posti più caldi della terra. Qui le temperature superano abbondantemente i 50 gradi all’ombra, ed è proprio qui che venne registrata la massima temperatura di 81 gradi al sole e una media annua, all’ombra, di 34,4 gradi che rappresenta il record mondiale”.
Brano tratto da “Dancalia, la Terra del Diavolo” di Antonio Biral. Ed è proprio da questo lembo del pianeta che inizia la nostra storia. Una storia fatta di carovane, cammelli, lande desolate, vulcani in ebollizione, acque lacustri di color verde brillante, distese bianche di sale che riverberano sotto il sole infuocato della regione. La Dancalia, impenetrabile triangolo compreso tra l’Eritrea, Etiopia, Somalia e mar Rosso.
Da qui partono lunghe fila di cammelli e asini, migliaia e migliaia di animali che, caricati di lastroni pesanti di sale dai loro carovanieri percorrono estenuanti e lunghi tragitti per raggiungere l’Etiopia, in particolare Macallé o Mekele, capitale del Tigrai, dove di buon mattino, giungono al mercato vecchio le barre saline a dorso di cammello.
Il prezioso minerale, tagliato a mano in barrette dette amole, veniva venduto e barattato, almeno una volta, non solo in base al peso, ma anche in base al numero di chilometri rispetto al luogo di estrazione. Più era distante più il sale era puro.
A Macallé, lo spettacolo è surreale. Confusione, folla, frenesia. Ogni cosa e ogni persona si accalca attorno agli animali per prelevare le lastre bianco-avorio. Questo è il momento del commercio. Questo è il momento di far fiorire l’economia locale. Questo è il momento del sale. Ciò che si ripete da secoli. Immutata azione in un tempo ovattato che non scorre come nel resto del mondo, indifferente alle regole imposte dagli uomini. Indifferente agli orologi.
“Per far arrivare il sale sui mercati dell’altopiano, le carovane devono affrontare un massacrante tragitto di centoottanta chilometri, tutto in salita. Si parte da centoventi metri sotto il livello del mare, dalla Piana del Sale, per raggiungere le località di Macallé e Adigrat: duemilacinquecento metri di dislivello”. Da “Dancalia, la Terra del Diavolo”.
Sin da tempi remoti il sale, considerato una delle merci più importanti per uomini e animali, era utilizzato in Etiopia, antica Abissinia, come una valuta. Pare che tra i regnanti di Aksum, storica città delle stele, fosse in uso scambiarlo con l’oro.
Ancora oggi sono gli afar, etnia locale, e i loro cammelli a far viaggiare, seguendo l’ancestrale pista del sale, le amole. Ancora oggi si ripete quest’usanza laddove gli uomini sfidano se stessi e i propri limiti per sopravvivere in un ambiente tanto ostile, quanto suggestivo.





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bellissimo
come siete riusciti a visitare la zona della dancalia? a quanto ne so è molto difficile
avete visto anche le pozze con quei colori fantastici?!
ciaoo
Ciao Anton,
mi fa piacere che l’articolo sia di tuo gradimento. Grazie.
La zona della Dancalia è difficilissima da visitare. Se ti interessa su il reporter puoi trovare la recensione del libro “Dancalia, la Terra del Diavolo” di Antonio Biral, un viaggiatore italiano (rintracciabile anche su Facebook dove il reporter ha una fan page a cui puoi iscriverti, se ti fa piacere) che l’ha visitata in lungo e in largo. Il libro è dettagliato e corredato da foto.