Istanbul è una città magmatica e sconfinata: chilometri di abitato, di strade contorte e il mare.
Abbiamo deciso di prendere una pausa dalla nuova Costantinopoli, attraversare la Tracia costeggiando il Mar di Marmara, traghettare i Dardanelli, affrontare la Turchia asiatica e fermarci a Berham Kale, la Assos greca.
Si dice che Istanbul non sia la Turchia. Niente di più vero.
Ci allontaniamo seguendo la superstrada E84. Superato l’aeroporto Ataturk, i quartieri popolari sembrano non finire mai, Istanbul non ci vuole abbandonare. Passare alle città dell’interland è appena percepibile, poi le distanze tra i gli abitati aumentano e i cantieri stradali ed edilizi si moltiplicano: tutto corre sull’onda dello sviluppo economico turco.
La superstrada attraversa palazzoni sgargianti e taglia le cittadine con noncuranza. il Mar di Marmara, placido sulla sinistra, ci accompagna con il suo continuo traffico di petroliere e navi da crociera.
Fino a Tekirdag. La E84 cambia direzione e forma, si allontana dal mare e si dirige verso Malkara.
Il tuffo nella Tracia rurale è uno schiaffo di verde e oro, un lento susseguirsi di antiche colline. Le abitazioni lasciano spazio ai girasoli, al grano, agli ulivi; il traffico quasi scompare e i cartelli stradali lasciano intuire la vicina Grecia: perché tanti riferimenti al monte Olimpo?
L’aria è satura di mito. Respiro e mi aspetto una testuggine greca oltre la prossima collina o una colonna persiana marciare a fianco la strada. Respiro e so che su questa terra hanno camminato Dario, Filippo il Macedone. Qui nacque il gladiatore ribelle Spartaco.
A Kesan prendiamo la D550 verso sud e il paesaggio cambia ancora. Il verde ha il sopravvento, le colline si fanno più aspre, l’aria è calda. Poi una lunghissima discesa e un’eterna curva verso destra fiancheggia il Mar Egeo: siamo entrati nell’estrema lingua europea che chiude i Dardanelli.
La strada è sospesa tra due mari e ci riporta poco dopo sulla sponda del mare interno. Le cittadine e i paesi hanno origini antiche, ma ci limitiamo a costeggiarli seguendo i cartelli azzurri verso Gelibolu, il traghetto e Channakale. La sponda asiatica è sempre più vicinina.
Dai tempi di Troia i Dardanelli sono stati un terreno conteso, ma le fortificazioni e i mausolei alla memoria riportano alla modernità.
Nei primi mesi del 1915 gli inglesi tentarono l’invasione via mare. Le corazzate sostituirono le navi achee, i cannoni le catapulte, i fucili gli archi: per mesi l’esercito ottomano e quello inglese lottarono per il controllo dello stretto. A Gallipoli, la turca Gelibolu, si distinse l’ufficiale trentaquattrenne Mustafà Kemal, il futuro Ataturk padre della Turchia moderna.
In queste terre l’impero Ottomano viveva i suoi ultimi stenti. Per i turchi è la lotta per l’indipendenza dalle potenze occidentali e dalla sudditanza del sultanato. Per il controllo dei Dardanelli nel 1946 nacque la Guerra Fredda.
Siamo in coda all’attracco del traghetto. Di fronte a noi un braccio di mare azzurrissimo ampio poco più di un chilometro e Channakale, sulla nostra destra il cinquecentesco castello di Kilitbahir, alle nostre spalle le vestigia dei bunker della Prima Guerra Mondiale.
Alle spalle l’Europa, di fronte a noi l’Asia, in mezzo alla storia, nel cuore il mito.





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Bravo Fedeeeee!

Bella vacanza, eh? A parte la strada…panza per aria sulla spiaggia di Assos!