Le acque si muovono appena. Non ci sono imbarcazioni chiassose. Solo il rumore di una lenza che s’intinge da un piccolo molo. Un lungo viaggio lungo la costa di Velebit, attraversando la regione della Dalmazia fino a fermarsi poco prima di Zadar (Zara), a Rovanjska. Angolo delicato di una Croazia verace e gentile.
Sono lontani i tempi in cui la Slovenia era solo una regione dell’ormai ex-Yugoslavia, e i controlli alla dogana erano molto più serrati e fiscali. Vecchie memorie di una Guerra Fredda sostituita poi dall’orrore dello scontro balcanico (1991-1995) che oltre ad aver portato alla nascita delle nuove realtà statali: Slovenia, Croazia, Serbia, Bosnia e Macedonia, ha purtroppo lasciato in eredità cicatrici ancora aperte.
Adesso, superata Trieste, tra il confine italiano e quello sloveno si passa senza fermarsi. Appena un minimo di coda quando si entra in Croazia. Il paesaggio è un sali e scendi. Stradine di campagna e in mezzo al bosco poco trafficate. Fin dall’ingresso non ho mai smesso di trovare invoglianti insegne che ti tentano a gustare il maialino al latte cotto alla brace all’aperto. E in effetti, quell’odore mi ha accompagnato per tutta la mia esperienza.
Sembrano le sponde tirreniche, o ioniche. Rocciose. Neanche lontane parenti delle sabbiose coste adriatiche italiane. Davanti, il blu oltremare. Lì dietro, una vegetazione brulla. Quasi carsica. Ruvida dolcezza. La strada per Zadar, la più settentrionale delle città fortificate dalmate, carezza tutta la costa, regalando continue insenature, promontori e baie, dove poter lasciare giù la macchina e lanciarsi in un fresco bagno rigenerante.
Aiutato da un anziano a trovare il mio alloggio, non perdo neanche tempo a disfare il bagaglio, che le mie braccia stanno già prendendo confidenza con i riflessi rosei-aranciati del crepuscolo sull’Adriatico croato. Lì davanti a me, oasi incastonate nel blu del mare e arcipelaghi. Veli Rat. L’incantevole Dugi Otok. La spiaggia di Sakarun. Le isole Kornat, con annesso parco nazionale. Tutte mete raggiungibili via traghetto.
Oggi in Croazia si possono trovare sistemazioni economiche in stanze di abitazioni a prezzi più che economici. La colazione è un momento speciale, e diverso rispetto al nostro modo di fare. Si compera dal fornaio il dolce di turno, e poi lo si va a gustare al bar, ordinando un caffè o il tea che sia. Il tutto mentre il popolo locale fuma dentro e fuori dal locale, come in tutta l’area slava per altro.
Le luci lasciano spazio all’oscurità. Intanto sul molo, tre giovani pescatori armati di canna e lenza hanno preso posto. La natura tutt’attorno sembra partecipare al momento, quietandosi. Nel mio silenzioso nuotare, osservo a distanza l’operazione. Aggiungendo una nuova traccia poetica al mio diario di bordo croato.





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