“Recondita armonia di bellezze diverse” è il verso dell’opera lirica pucciniana, la “Tosca”, che mi sovviene ogni qualvolta il mio pensiero plana su Cortina d’Ampezzo. Ci sono luoghi della terra con cui si crea un rapporto di totale armonia, in cui ti senti uno degli elementi della natura. In perfetta simbiosi. È ciò che capita a molti dei visitatori, habituè o frequentatori occasionali che siano, che giungono qui, alle pendici di alcune di alcune delle più imponenti montagne dolomitiche.
Bienvenue nel paese più noto della Provincia di Belluno. Appena giunta scorgo la Banda, il Corpo musicale del luogo, che suona per le strade di Cortina d’Ampezzo. Che allegria che c’è. La località di montagna più ‘in’ del momento, preferita da vip e non solo, mi accoglie strappandomi il primo sorriso.
La vita scorre normale a Cortina per gli abitanti del posto. È il tipico paesino con il suo corso principale, la chiesa (dei Santi Filippo e Giacomo) proprio nel cuore del centro storico, i vicoletti. Le montagne dolomitiche (tra tutti il Pomagagnon e il Monte Faloria) la avvolgono racchiudendola in un protettivo abbraccio.
Atmosfera Belle Époque in Corso Italia, splendidamente addobbato. Tra vetrine chic e sfoggio di abiti all’ultima moda. Glamour cortinese. Mi immergo in uno store di articoli tipicamente ampezzani e di lontana origine tirolese. L’atmosfera è natalizia.
Appena fuori, prendono il sopravvento baite, rifugi e passi. L’aria è gelida. Salgo verso il Passo di Falzàrego. A 2109 m. di altitudine ci dà il benvenuto una piccola cappelletta costruita in devozione alla Madonna. Su questo passo per la prima volta, nel Giro d’Italia del 1946, Fausto Coppi riuscì a vincere sul suo rivale Gino Bartali.
Al ritorno mi godo ciò che la natura offre al mio sguardo. Strade, montagne e brevi altipiani ricoperti di neve. Un bianco candido come panna montata quasi ci acceca. A Cortina siamo nel vivo della stagione invernale. Tempo di vacanza e di interminabili sciate. Prendo la funivia che mi conduce sul Monte Cristallo (3.221 m.) dove gli impianti sciistici sono già nel pieno delle loro attività sportive.
Man mano che la funivia sale l’emozione si fa sempre più intensa. Arrivata in cima, mi si presentano difronte a me le Tre Tofane (di Rozes, di Mezzo e di Dentro) che costituiscono un massiccio montuoso tra i più imponenti delle Dolomiti, la più alta, “la Tofana di Mezzo” raggiunge i 3.244 metri.
In lontananza ecco la Marmolada, “la Regina delle Dolomiti” (3.343 m.). Mi inebrio del silenzio e della pace che queste montagne trasmettono. Lì, immobili e taciturne da milioni di anni. Il vento soffia mugugnante. Ogni tanto ci riscalda e ci sorride un raggio di sole. Ma non è ancora tempo di fermarsi. Un’altra meta mi soffia nell’anima. Sono le Tre Cime di Lavaredo.
Abbandonata Cortina e raggiunto il parcheggio dove si possono lasciare le macchine, con le ciaspole ai piedi e le mie inseparabili racchette da neve seguo una strada panoramica che sale dal Lago di Misurina e mi conduce verso i tre massicci. La bussola orienta il mio cammino. Dopo un faticoso ma piacevole percorso finalmente le raggiungo. Altissime. La “Cima Grande” si erge per 2.999 m. mentre stagliano le loro guglie contro il cielo.
Mi siedo ai piedi di una di esse. L’impressione è quella di trovarmi difronte ad una divinità seduta sul suo trono. La osservo. La scruto. Silente mi faccio coinvolgere dalla sua maestosità. Incontro misterioso, ancestrale, remoto. La mia escursione si conclude al tavolo di un rifugio in cui trovo riparo dal freddo pungente dell’esterno. I miei pensieri si perdono davanti ad una tazza di latte fumante ed un invitante strudel di mele. Dolcezze cortinesi. Sapori tradizionali.





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