Sesto Calende, esterno giorno. Seduta in una caffetteria della piazzetta vicino al porticciolo, contemplo la vita che piano piano ripopola le stradine del centro storico. Il viavai di camerieri che raccolgono le ordinazioni, si accompagna al profumo intenso di brioche appena sfornate. Finito di sorseggiare il caffè, vado all’attracco delle barche, aspettando il motoscafo che da lì a qualche minuto mi condurrà per 12 chilometri lungo il Ticino e il suo Parco naturale.
L’itinerario della Conca della Miorina, che da Sesto Calende scende lungo Golasecca per giungere fino a Varallo Pombia, è una tratta fluviale aperta al pubblico da poco, ma la cui inaugurazione va ad arricchire l’offerta di navigazione turistica a cavallo tra Svizzera e Lombardia. L’obiettivo finale è di costruire una vera e propria idrovia che colleghi Locarno a Venezia, sfruttando la rete dei Navigli leonardeschi che conducono fino al cuore di Milano.
Basta qualche attimo perché il fiume abbandoni la sua dimensione “urbana” e assuma quella più selvaggia. I cottage e i prati tagliati all’inglese lasciano spazio a due file di foresta fitta. Solo passando la chiusa di Golasecca, con la sua struttura imponente, ci ricordiamo che l’uomo è presente anche qui.
Mentre il motoscafo si allontana dalla cateratta, immergendosi nel verde incontaminato, penso che in fondo tutti i corsi d’acqua dolce un po’ si assomigliano. Che sia il Ticino o il Danubio, quando il cemento viene sostituito da canneti, alberi, animali e il solo rumore della corrente, una pace immensa ti pervade.
E’ per questo che mi chiedo in quale silenzio ci potremmo trovare, se non fossimo a bordo di un’imbarcazione a motore. Nonostante si viaggi letteralmente “a passo di crociera”, il propulsore sembra girare a pieno ritmo, tanto che i passeggeri stentano a sentire ciò che dice loro il vicino di posto. I commenti riguardano lo spettacolo faunistico, così “vicino” che si può quasi toccare.
Candidi cigni scivolano placidi lungo la corrente increspata dall’aria. Teste di svassi maggiori, dal piumaggio argenteo e della cresta arancio, emergono a pelo d’acqua come periscopi di un sommergibile, per immergersi nuovamente a caccia di pesce. I cormorani sembrano correre sul fiume, mentre spiccano il volo. Gabbiani dispettosi, appollaiati su tronchi d’albero abbattuti, si negano agli obiettivi che cercano di immortalarli. I germani reali avanzano in fila indiana lungo l’argine.
La traversata, della durata di circa un’ora e mezza, scorre veloce come la corrente dell’acqua. Quando l’occhio comincia finalmente ad abituarsi alla variegata ricchezza ambientale, il motoscafo compie la virata che segna l’inizio della risalita verso Sesto Calende.
Il profilo delle abitazioni è già visibile in lontananza. Ma l’immagine delle vette alpine all’orizzonte, che per uno strano gioco prospettico sembrano racchiudere tutto l’abitato entro i propri confini rocciosi, mi consegna un’altra emozionante cartolina firmata Madre Natura.





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