Un rumore di armonica lontana. Come se il cielo stridesse sulla ruggine di un vecchio locomotore lasciato là, come rifugio per qualche sciacallo, o da trampolino per qualche lucertola in cerca di sole. Il vento crea strani rimbombi mentre la voce oceanica di Iquique (capitale della regione di Tarapacá, prima regione del Cile), s’insinua nelle mie prossime bisettrici.
Il metallo baciato da ogni tipo di agente atmosferico riesce a sviscerare tutti i pensieri più nascosti, e anche quando due bambini interrompono la mia luna di miele col silenzio, e mi chiedono di lanciargli una palla giunta dalle mie parti, vivo tutto ciò con l’ulteriore convinzione che la necessità sia figlia della vita ancora da vivere.
Come un cantastorie troppo vecchio per le esagerate novità del nuovo mondo, cambio panoramica ogni volta che qualcosa mi priva della rincorsa per abbattere i pesanti portoni che si formano ovunque. Così, emulando le gesta di Syd il bradipo, Manfred il mammut e Diego la tigre (i tre protagonisti “animati” dell’Era Glaciale), arrivo nelle terre dei geyser.
Allento il fazzoletto che mi circonda il collo. Lo depongo sopra la terra, e tempo qualche secondo lo vedo schizzare verso il cielo. Come in fuga dal mondo terreno. Come un angelo dalla rinnovata umanità. Lì, in mezzo a El Tatio, un campo di geyser i cui spruzzi ritoccano le nuvole del cielo come neanche un Monet avrebbe saputo fare nelle giornate migliori.
Vengo invitato dalle infinite direzioni senza nome. Vengo corteggiato. Mi ritrovo a scambiare quattro chiacchiere col vulcano Parinacota (6.342 m), all’interno del Parco Nazionale Lauca, area protetta con una superficie di quasi 140mila ettari, che si trova nel comune di Putre, Provincia di Parinacota, Regione di Arica e Parinacota.
Il cono bianco mi ricorda una stella cometa. Seguo la mia percezione. Finisco dinnanzi a un panorama di croci in mezzo alla pietra, nei pressi di Toco. Il legno non ha l’odore alpino cui sono abituato. Foto sbiadite in bianco e nero, circondate da fragili cancelletti, confondono il tatto che ho dell’azzurro intorno a me. Croci come box di neonati cresciuti. Croci come casette che si donano al Tempo senza condizioni.
Nel guardare le lapidi di perfetti sconosciuti, sento un duello infinito smuovere quelle poche dighe che ancora cercano invano di contenere la foga della mia anima. Come se ci fosse qualcuno che stesse aspettando di essere raggiunto in mezzo alla strada. Nei miei passi corali, la fusione del frastuono del battito si fa sempre più opprimente.
E mentre lascio tutto questo alle mie spalle, inframmezzato dal volo temporaneo di qualche fenicottero della laguna Chaxas, uno specchio ruba un riflesso al Sole e me lo spara diritto negli occhi. Faccio qualche passo indietro, e poi avanti. Faccio appena in tempo a non cadere, senza incassare altre memoriche somiglianze. Faccio tutto questo senza alzare mai le braccia.





Organizza il tuo viaggio
Prenota il tuo volo
Prenota il treno
Rent a car




