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Chianti, memorie di pietra nel Giardino dell’uva - foto : Chianti, il castello di Brolio © Marta Forzan
Chianti, il castello di Brolio © Marta Forzan
27.05.2009

Chianti, memorie di pietra nel Giardino dell’uva

di Marta Forzan

Il Chianti medievale conteso tra guelfi e ghibellini. Terra di poeti e pittori. “L’erba voglio non nasce neanche nel giardino del re”, ma nel “giardino dell’uva”, si. La voglia è di lasciare i fragori delle “bande” di turisti, spintoni e odori di fast-food della mia città, Firenze. C’è sempre la notte per passeggiare sul Lungarno e riscoprire quella sottile armonia che lega piazze, chiese, vicoli, ponti e palazzi.

Non lontano dalla “Regina del Rinascimento”, tra siepi di bosso e un filare di cipressi c’è il mio rifugio, Santa Lucia a Bisticci, aggrappata sulla collina a cavallo tra il Valdarno e il Chianti. Da qui parte un sentiero, un’antica mulattiera che porta a San Polo. E poi a Greve, al centro dell’antica via che collega Firenze a Siena.

Tra le due città, un passato scandito da grida di assalti, dallo scintillare di spade e dalle insolenze tra guelfi e ghibellini. Firenze difese il Chianti dai senesi costruendo molte fortificazioni aspramente contese fino a quando, nell’anno Mille, la potente famiglia dei Medici sistemò le cose nel segno di una unità apparente fatta in realtà di scrupolose spartizioni.

“A veder pien di tante ville i colli par che il terren ve le germogli” scriveva l’Ariosto descrivendo castelli e borghi, già allora ricchi e suggestivi, immersi nelle grandi macchie di bosco, campi di girasoli, saliscendi di strade fino alle crete che cambiano il paesaggio, alle porte di Siena.

Antico feudo dei Cavalcanti e dei Guidi, Dudda è oggi priva di fortificazioni ma il borgo che circonda la caratteristica piazza conserva tutto il suo fascino medievale. Si pensa che il nome Dudda derivi da “ducere”( passare), dato che vi transitava la Cassia Imperiale.

Nei pressi di Greve si trova il castello di Querceto, del Quattrocento, sul quale svetta la torre dell’orologio. Appartenne alla nobile famiglia dei Canigiani che, per evitare scorrerie, lo cinsero di mura, distrutte nel 1480 dalle milizie napoletane al comando del duca di Calabria.

Un castello dal fascino particolare sia per i suggestivi scorci segnati dalle ruote di pavoni damascati e pavoni bianchi, sia per le cantine dove padrone è il Chianti Classico affiancato dai vini cosiddetti della “nuova era”come il rosso La Corte e il Querciaiolo.

Poeti e artisti hanno “dipinto” volti e colori di un paesaggio dolcissimo dove storia e arte s’incontrano in un magico accordo. Da Greve s’imbocca, sulla sinistra, la provinciale che sale fino alla fattoria di Vignamaggio. Qui, la tradizione vuole sia vissuta Monna Lisa del Giocondo, quella donna di cui tutti conoscono l’enigmatico sorriso.

Una splendida galleria di castagni annuncia il piccolo abitato di Lamole su di uno sperone emergente tra due piccole valli. La strada prosegue tagliando i crinali e in 6 km porta a Volpaia o Golpaia, il borgo-castello aggrappato ad uno dei poggi più alti di tutto il Chianti.

Assai difficile risalire alla sua origine, sicuramente anteriore al 1172, data in cui fu menzionato per la prima volta. Certo è che per la sua posizione di confine seguì le dispute tra guelfi e ghibellini. All’interno del borgo, il gioiello del Rinascimento: la “commenda di S. Eufrosino”.

Le sinuose colline chiantigiane si sfumano nelle spigolose linee delle crete senesi, quasi alle porte di Siena. Armonia che crea una simbiosi unica nel suo genere. La Berardenga, terra da fiaba, porta il nome della famiglia ( Berardo di Ardenga) che tra il 1000 e 1200 ne deteneva il predominio assoluto.

Perenne spina nel fianco senese, la “sentinella di pietra” sin dal 1141 fu un avamposto fiorentino fino a diventare la fiabesca residenza del “Barone di ferro”. Si racconta che nelle notti di tempesta un bellissimo destriero e il suo cavaliere nero si aggirino nei pressi del castello protetto da una muraglia bianca che s’innalza per quindici metri sulla cima di un poggio isolato.

Il castello è quello di Brolio, il cavaliere è Bettino Ricasoli. Ministro del governo toscano, il successore di Cavour, ne ordina la ristrutturazione all’architetto Marchetti secondo il gusto neo-gotico in voga nel tempo. Bifore, portali, scalinate e 365 stanze.

Ogni percorso meriterebbe una sosta, un andar su per viottoli, entrare nei borghi, in antichi poderi. Parlare con la gente, assaporare i mutamenti delle stagioni e del paesaggio. Linee, colori, profumi, luci. La fretta non appartiene a questa terra.

LIBRI

Nessuno lo saprà

"Nessuno lo saprà (Viaggio a piedi dall'Argentario al Conero)" di Enrico Brizzi - Oscar Mondadori, 2006

Il mistero delle cart ruts, una nuova interpretazione

"Halade mystai-Iniziandi al mare! Cart ruts, una nuova interpretazione" di Massimo Frera - Saecula, 2008



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