Chianti. Più fili invisibili mi tengono legati a quella terra. Quando ne resto un po’ troppo assente, i miei piedi cominciano a borbottare. Inizio a diventare più nervoso. E alla fine, il motivo è sempre quello. Il conto alla rovescia perché debba farci ritorno è già scaduto. Il contachilometri ha fame. La mia anima pure.
Ogni luogo ha la sua voce e la sua musica. Per me il Chianti, ha un solo nome: Spirit. La colonna sonora di un film d’animazione targato Dreamworks, dove il cantautore canadese Bryan Adams e il compositore Hans Zimmer musicano il coraggio, l’amicizia e l’amore di uno stallone di Cimarron.
Non c’è volta che non venga da queste parti che non mi porti dietro quelle musiche. Fra le tante canzoni del cd, c’è un vero menu completo. Dalle melodie più adrenaliniche alle composizioni più rilassanti, passando pure per intrattenimenti senza parole. Con un concetto chiaro: “This is where I belong”. Io appartengo a questo posto.
Dopo un’attesa di più di due mesi ormai dal mio ultimo viaggio, arrivo nella contea di Castellina in Chianti, nel senese, fra le colline che dominano le valli dei fiumi Arbia, Elsa e Pesa. Cirocondato da vigneti, boschi e le crete senesi (più a sud), nel ricco panorama archiettonico-ecclesiastico, mi dirigo nella pieve e Borgo di San Leonino in Conio.
Risalente al XII secolo, è una chiesa parrocchiale molto antica, che in passato controllava Castellina. Dell’architettura romanica originale resta solo la parte absidale, poiché nel corso del Settecento la chiesa fu ridotta da tre ad una navata e quindi ristrutturata. Accanto alla chiesa, ci sono alcuni vecchi edifici ora utilizzati come canonica.
È tarda mattinata, e a parte due contadini, non c’è nessun altro. Delicatezze floreali scuotono ogni singolo rimasuglio di stress accumulato. Riesco a entrare nel piccolo cortile con chiostro, con un pozzo al centro. Il sole batte forte. Frugando nel portabagagli, trovo un cappello da cowboy/contadino. Ignorando fattori estetici, me lo calco bene per proteggermi e poi mi dedico alla più minuziosa (e silenziosa) osservazione.
Continuo a camminare. E salire. Arrivare in cima a una collina del Chianti e guardare il mondo da lì, può dare le vertigini e il mal di mare. La sensazione di godere di un privilegio non indifferente. Non sono in cima all’ultimo piano di un grattacielo di qualche fatiscente o artificiale città. Ho la terra verde sotto le suole.
Arriva il momento di caricare tutto e ripartire. Ancora una volta. Qualche raggio di sole ribelle schizza nel cielo. I suoni battono all’impazzata ispirando i miei pensieri. Fermo la macchina, prendo un pennarello. Lo scrivo sul mio avambraccio. “Dovunque io possa vagabondare, la sola cosa che ho imparato è che io ritornerò sempre qua”.





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sono pienamente d’accordo, si sta troppo bene, siamo stati a Gaiole in Chianti, all’Antico Mulino, fantastico, io personalmente vivrei a Volpaia. Ciao Nicla
eh, ti capisco…ogni volta che vado a Panzano in autobus da Firenze per dirti, pur conoscendo il tragitto a memoria, ho gli occhi incollati al finestrino…grazie del commento
Ci vado praticamente quasi tutti i fin settimana da aprile a ottobre. E non mi stanco mai!
…potessi farlo, lo farei anch’io. Chianti for ever…ciao ciao