Arrivo a metà pomeriggio nel Sud Tirolo. Trentino Alto Adige. La luce solare è già quasi esaurita. Un’ondata spensierata assale le mie stressate meningi. Poi mi sembra di sentire l’odore del pane tirolese, con quella sua tipica aroma dolciastra capace di farti abbandonare tutti gli eventuali propositi di diete.
Guardare il tramonto in montagna d’inverno è un viaggio diverso nei pensieri di ciascuno. Pare duri di meno. Il freddo che si attanaglia. La luce che si dibatte fra azzurro, rosa, rosso, blu sempre più cupo. E poi arrivano le stelle. Che ci mettono poco a splendere, e ad avvicinarsi agli uomini.
Mentre passeggio per le strade di San Candido (BZ), decido che è arrivato il momento di conoscere questo posto. Cerco una locanda che m’ispiri. Passo un’intera giornata ad ascoltare le persone. Ciò che si raccontano. La maggior parte di loro non si esprime in italiano. Ha poca importanza.
Una tormenta poi si accende. Ed è ancora più incredibile guardare la neve che cade sulle montagne. Natura che cozza su natura. Il perimetro merlettato dei pini sul cielo mi rimanda a un’artista dalla mano verace. Che insegue il mondo dall’artificio del suo ingegno.
Poco lontano da me, c’è la cittadina di Versciaco, ultimo avamposto italiano prima del confine con l’Austria. Una volta passare il confine era simile a un’avventura. Si cambiavano le monete. I prezzi erano diversi. Poi è arrivata la globalizzazione. Buona o cattiva che sia, ha tolto un po’ di fascino al mondo.
Il soggiorno non dura molto, e mi devo rimettere in marcia. Fortunato o sfortunato a seconda dei punti di vista, poco dopo che sono ripartito, una nuova pioggia bianca scende dal cielo. Proseguo un po’, poi la prudenza m’intima di fermarmi. Inizio a vederci sempre di meno.
Al confine tra Veneto e Trentino, trovo ampi spazi dove parcheggiare. Resto lì per un po’. Nel silenzio più totale di un concerto. Avete mai prestato orecchio a quando un chicco di neve si accascia al suolo? Verrebbe quasi voglia di buttarsi in libri di magia e cercare di trasformarsi in elfi.
Dopo una mezz’ora abbondante, il cielo si fa più sereno e io posso riprendere la strada. Quanto visto mi mette una strana energia in corpo. Cambio direzione. Allungo un po’ il giro, ma troppa è la voglia di salire fino in cima a passo S. Antonio, poco lontano da Padola di Cadore (BL). Fermo il veicolo letteralmente inghiottito dal panorama e dal bosco.
Mi tornano in mente le parole di Kirsten Dunst nel film Elizabethtown (2005) quando suggeriva a Orland Bloom di “trovare il tempo di ballare da soli con una mano alzata”. M’immedesimo al punto da disseminare uno spiazzo con tutte le mie orme possibile. Con rovinosa caduta finale. Sento il ghiacco scivolarmi dal collo in giù. Ho caldo.
Il resto sono nuove miglia. E un altro sorriso.





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Sì, Luca, un altro sorriso come quello che hai fatto stampare sul mio volto leggendo questo tuo pezzo, quando hai posto questa domanda: “Resto lì per un po’. Nel silenzio più totale di un concerto. Avete mai prestato orecchio a quando un chicco di neve si accascia al suolo?”
Erano i miei concerti preferiti in Norvegia!!!
Come mi manca quella dolce musica!
Nemmeno il suono delle note Dolomitiche di queste appena terminate vacanze, o quello dei fiocchi d’oltralpe di Zurigo può essere paragonabile a quel soffice adagiarsi del vapore o dell’acqua che si solidifica a temperature così basse da assumere uno stato, che a queste latitudini non ci è dato di sperimentare.
Ecco perchè i Norvegesi hanno nomi diversi per la neve, a seconda dello stadio in cui si trova.
Questa è sempre stata una cosa incomprensibilmente affascinante per me, fino a quando non l’ho udito con le mie orecchie, calcata coi miei passi, e gustata con la mia bocca. E’ davvero diversa!
Grazie Luca per averci fatto ricordare queste meraviglie della meravigliosa creazione in cui siamo stai posti a vivere, e che spesso dimentichiamo, immersi come siamo nelle nostre personali tribolazioni.
Continua a scrivere così!
Buona settimana,
Manuela