Scorcio delle cascate Virginia sul Nahanni River © Gianfranco Corino
Uno dei luoghi più belli del pianeta, patrimonio Unesco. E’ il Parco Nazionale del Nahanni, un’ampia e selvaggia distesa di boschi e di tundre nelle propaggini più occidentali dei Territori del Nord Ovest in Canada.
Il Parco copre una superficie complessiva di oltre quattro mila chilometri quadrati e tutela all’interno dei suoi confini, oltre all’omonimo fiume, anche un’ampia porzione della catena dei monti Mackenzie.
In tutta la regione non esistono luoghi abitati, né strade e l’unico mezzo a disposizione per raggiungere l’area protetta è un piccolo idrovolante a noleggio nella città più vicina. Non a caso, il nome di questa regione, nella lingua degli indiani, significa letteralmente “il posto della gente che abita lontano”.
Il fiume Nahanni si origina da una modesta sorgente sulle montagne Mackenzie. Alimentato da una miriade di altri più piccoli corsi d’acqua, cresce rapidamente di misura e di portata fino a sfociare, circa seicento chilometri più a valle, nel grande fiume Lear. Seicento chilometri dove la natura offre il meglio di sé, con una sequenza di scenari grandiosi che si aprono e mutano dietro ad ogni ansa del fiume.
Grandi vallate, canyon dalle pareti strapiombanti, montagne, grotte, cascate, sorgenti sulfuree e contorti budelli rocciosi dove l’acqua scende vorticosa e mette a dura prova le capacità dei canoisti che decidono di confrontarsi con questa difficile via fluviale.
Il Parco è attraversabile in un solo modo. Discendendo in canoa il suo corso. Raggiunta la capitale, Yellowknife, a bordo di un piccolo aereo da Edmonton, i viaggiatori iniziano da qui la loro avventura.
A Yellowknife si noleggia un’auto e si guida, verso ovest per un migliaio di chilometri, fino a Fort Simpson, l’ultimo centro abitato raggiungibile via terra. Un lungo tragitto tra foreste e praterie, spesso interrotto dall’ingombrante presenza di placide mandrie di bisonti sulla carreggiata.
La sosta in paese è indispensabile per il disbrigo delle pratiche burocratiche per ottenere i permessi d’ingresso al Parco. Il volo da Fort Simpson all’unico laghetto in prossimità delle sorgenti del Nahanni, dove è possibile atterrare, richiede diverse ore. Il piccolo velivolo atterra al Rabbitkettle Lake. Lo specchio d’acqua blu cobalto, è ornato da un’impenetrabile foresta e da alcuni uccelli acquatici.
I primi cento chilometri del fiume, fino alle cascate Virginia, sono i più facili. Il paesaggio è un mosaico di boschi ombrosi e impenetrabili abitato dalle creature più disparate: alci, caribù, orsi, sia neri che i giganteschi grizzly.
L’arrivo alle cascate Virginia è emozionante. Da diversi chilometri si avverte il loro ruggito assordante, mentre la corrente si fa via via più vorticosa. Bisogna prendere terra ora. Qui l’acqua precipita verticalmente da un’altezza di oltre 95 metri.
Emozione, paura, eccitazione. Sensazioni che si alternano a seconda dei disagi e del grado di precarietà della situazione e dell’imbarcazione in balia delle onde. Le stesse che affronta, nel 1789, il primo uomo a risalire il Nahanni. Alexander Mackenzie. La discesa si conclude solo alla confluenza col Liar, dove sorge l’unico, minuto centro abitato della regione: Nahanni Butte. E’ qui che l’idrovolante attende i suoi canoisti.

Dalla collina di una piccola località circondata dalle montagne, si scorge la piana della Mesopotamia e, al tramonto, i bagliori arancioni del sole fanno brillare le abitazioni dorate.

Quella del campeggio è un’esperienza che permette all’uomo di riscoprire una natura amica. Spirito di condivisione e di adattamento sono gli ingredienti necessari per partire.

Una sguardo d’insieme fra costumi tradizionali e bellissime valli nell’ultima e isolata zona a forte tinte contadine del Vecchio continente.