Come tanti pacifici cecchini posizionati sul Canal Grande, così molte callette e approdi si fondono nella più celebre delle vie fluviali di Venezia, regalando squarci e panoramiche che dai punti più classici non si provano. Basta un po’ di spensieratezza e voglia di mistero, ed ecco che ciascuno può scrivere la propria storia.
Non troppo lontano dalla celeberrima piazza San Marco, c’è campo San Luca (è sufficiente attraversare il bacino Orseolo, dove un esercito di gondole sono ormeggiate in attesa dei passeggeri), di lì prendete la direzione Ponte dell’Accademia fino a sbucare in Campo S. Anzolo (Angelo) da dove si può ammirare il Campanile (sbilenco) di S. Stefano.
Girando subito a destra e fatta tutta Calle degli Avocati fino a prendere Calle Pesaro, manca solo un ponte e una vuelta a sinistra per arrivare alla nostra meta. Calle del Traghetto. Scopro i miei piedi andare sempre più veloci. Il canale richiama come una sirena dell’Odissea omeriana. Il momento adesso è giunto.
Mentre nella mia mente inizia a costruirsi una nuova storia, l’idillio viene interrotto dai coloriti dialoghi degli onesti lavoratori veneziani, che caricano e scaricano merci. Ne approfitto per chiedergli da accendere, e molto cordialmente vengo subito servito. Saluto i naviganti. La barca si allontana. Mi posso sedere con le gambe a penzoloni.
L’aria è ancora molto fredda. La carenza di guanti mi obbliga a lasciare le mani nascoste dentro le tasche. Sorridendo al cielo vicino e ai segreti del mare, penso che adesso mancherebbero solo due aironi neri, e il quadro sarebbe perfetto. Nomade deja vu. Mi volto alla mia destra, ed ecco apparirmi la maestosità del Ponte di Ri’ Alto.
Ruoto la testa al rallentatore. Sopra i tetti dei palazzi fronte si mostrano le cuspidi che all’epoca della Serenissima Repubblica di Venezia, distinguevano le abitazioni dei Capitani del Mar. A quei tempi, il mondo era ancora prodigo di avventure. Uomini impavidi partivano alla scoperta del mondo. Che ci resta a noi del nuovo millennio? Lo spazio (forse).
Passano i minuti. Mi accorgo d’improvviso che non sono solo. Due adolescenti stanno parlottando. Ho come l’impressione di essere di troppo. Mi alzo e me ne vado via. Nel raccogliere le mie cianfrusaglie sparse sull’approdo, riesco per un attimo a guardarli negli occhi e ho come l’impressione che siano due amici in fase di confidenze.
La nebbia grigia mi ha già risucchiato.




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