La nebbia era fitta sul Golden Gate Bridge quella mattina, come sempre nei mesi estivi. Era un sipario naturale che teneva nascosto qualcosa di prezioso e raffinato. San Francisco stava lentamente tornando alla frenesia di tutti i giorni e noi sfilavamo tra le sue vie a griglia.
Decidemmo di parcheggiare la macchina e goderci ogni cosa camminando lenti, tra i dettagli. Quello che ho capito in quei due giorni è che San Francisco ha qualcosa di speciale, di curato, di bello. La particolarità di essere racchiusa tra colline, quelle strade che si sviluppano in discese e risalite ripidissime. Ogni città comunica sensazioni e qui, per me, il benessere era quella più forte. Mi è sembrata una città in cui si possa davvero vivere bene.
A proposito di strade speciali. Siamo di fronte a Lombard street, la strada più tortuosa al mondo, fotografata in tanti film, quasi un simbolo cittadino. Le macchine avanzano, ruotano su loro stesse lungo i tornanti continui. Un serpente d’asfalto su cui le auto fanno tanta fatica.
Se si prosegue da lì si piomba dritti al Pier 39, il molo più conosciuto di San Francisco, con negozi caratteristici, un luna park, ristoranti. E una sorpresa in più: i leoni marini che hanno trovato qui il loro luogo di risposo.
Ogni ora dal lungo mare parte il battello che porta ad Alcatraz. Un viaggio complicato, nel mare mosso della San Francisco Bay, e poi lo sbarco sull’isola-prigione. Vengono i brividi ripercorrendo lo stesso tragitto di migliaia di criminali. Che aumentano quando si inizia la visita guidata nelle celle dove furono incarcerati gli uomini più pericolosi d’America, a partire da un giovanissimo Al Capone.
Ritornando verso la città, con la sera che ormai aveva preso possesso del cielo, ho in mente una delle istantanee più belle: le luci dei grattacieli della down town, i tessuti luminosi delle insegne dei negozi, le auto fluide. Un quadro notturno in continuo movimento.
Quella sera mangiammo gamberi di tutti i tipi al ristorante Bubba-Gump, catena resa “mitica” dal film Forrest Gump di Robert Zemeckis.
Il giorno seguente entrammo nel formicaio d’anime che è Chinatown. Questa parte della città venne costruita nella seconda metà dell’800 quando i primi immigrati cinesi arrivarono come lavoratori per la rete ferroviaria che allora stava nascendo.
Poi salimmo su per Telegraph Hill fino alla Coit Tower, edificata negli anni ’30 nel punto più panoramico che si apre sulla baia. E proprio lì ebbi la seconda visione speciale. I due ponti ai lati, il Golden Gate e il Bay Bridge, l’insenatura, l’oceano e Alcatraz al centro: tutto immerso nella luce pura della mattina.
Due giorni, due immagini uniche. Ripartimmo. Diretti all’interno: nel deserto del Nevada per fermarci a Las Vegas, per poi arrivare a quella ferita della terra che è il maestoso Grand Canyon.





Organizza il tuo viaggio
Prenota il tuo volo
Prenota il treno
Rent a car




