Sulle coste, la vita dell’uomo segue il ciclo delle maree, dell’acqua che per sei ore sale, per sei ore si ritira e così via. Il respiro del mare detta i tempi della pesca, della raccolta dei molluschi, delle uscite in barca.
Anche nel porticciolo di Portsall si approfitta della secca per fare manutenzione ai natanti, forse con i pensieri che tornano al 1978, anno in cui la petroliera Amoco Cadiz affondò proprio là davanti: l’enorme macchia di petrolio distrusse flora e fauna marina lungo tutta la Côte des Abers, causando uno dei più gravi disastri ecologici dei nostri tempi.
I bretoni non sono solo pescatori, marinai, allevatori di pesce o raccoglitori di alghe. Henry Olivier, negli anni ’30, partì da Roscoff per Plymouth su una barca carica di trecce di cipolle per venderle in Inghilterra. Ben presto centinaia di braccianti lo imitarono.
I Johnnies, così furono soprannominati dalle casalinghe inglesi, con la loro migrazione stagionale trovarono un mezzo di sostentamento per le loro famiglie e contribuirono a una contaminazione di usi e costumi, bevendo tè e inframmezzando il loro bretone con espressioni linguistiche d’oltre Manica.
A Carantec, elegante località turistica, la bassa marea permette di raggiungere a piedi l’Île Callot. E’ strano osservare i propri piedi mentre percorrono la strada lastricata che da lì a poche ore sarà completamente sommersa. Intorno, decine di persone sono ricurve sulle sabbia o tra gli scogli alla ricerca di vongole, granchi e gamberetti.
Proseguendo verso est, ecco la Côte d’Armor, in bretone la “terra affacciata sul mare”: spiagge e insenature, porti da pesca e antichi rifugi di pirati, piccole località di vacanza, ma anche le brughiere e le floride coltivazioni nell’interno.
Oltrepassata Trégastel-Plage, sul sentiero che dall’antico villaggio di pescatori di Ploumanac’h porta al faro di Pointe de Squewel, la Côte du Granit Rose è uno spettacolo creato dalla natura.
L’acqua e il vento hanno eroso e modellato i blocchi di granito che si susseguono uno dopo l’altro, con forme che ricordano animali e oggetti come tartarughe, conigli, cappelli. Col sole basso del tardo pomeriggio, s’accendono con le calde tonalità dell’arancio e dell’ocra, nel mezzo del blu di mare e cielo.
Ma la Côte d’Armor custodisce altre sorprese. Nei dintorni Plougrescant, camminando sui ciottoli del litorale tra la vegetazione che tocca il mare, ecco l’insenatura di Le Gouffre e laggiù verso il mare, la famosa Casa tra le rocce, unione di pietre umane e naturali, quasi un simbolo del forte legame tra la vita dell’uomo e la natura di questi luoghi.





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