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Brasile, cronache di un viaggio 2 - foto : Maresias © Eugeni Dodonov
Maresias © Eugeni Dodonov

Brasile, cronache di un viaggio 2

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Mi sposto a San Paolo. La “New York” del Brasile. Ci arrivo in macchina da Rio. Sono circa sei ore di guida, ricompensate tuttavia dallo spettacolo di chilometri e chilometri di costa su un versante, “mata atlantica”(foresta atlantica) e paesini sull’altro.

Nelle zone di San Sebastiao e Boiçucanga si incontrano anche gli indios, nativi della “Costa Sul” che lungo la strada vendono i loro prodotti.

Poi arriva Maresias, piccolo paesino che dalla spiaggia si arrampica sino ai piedi delle montagne. Qui si mangia un ottimo pesce e si possono fare escursioni nella foresta alla ricerca del suo silenzio che viene interrotto da qualche tucano e dallo scrosciare di inattese cachoeirinhas (piccole cascate).

Mi fermo due giorni. Poi riprendo il viaggio verso San Paolo senza nemmeno poter rivedere Ilha Bela, isola bellissima poco distante dalle coste di Maresias.

La città di San Paolo è spesso ingiustamente criticata, persino dagli stessi paolisti. Situata nel pieno entroterra, non permette di respirare l’odore dell’oceano, costringendoti a convivere con l’inquinamento più feroce della città.

Caotica. Frenetica. Città d’affari e d’industrie. Ben lontana dall’oceanica e affascinante Rio. Ma dietro allo sfrecciare delle auto, allo smog e al trambusto che ne deriva, c’è una città di notevoli dinamiche culturali. Sono innumerevoli le mostre e le gallerie, soprattutto d’arte contemporanea , così come le manifestazioni letterarie e musicali.

San Paolo è una città con mille locali e centri ricreativi. Con iniziative d’ogni sorta . Sebbene non venga baciata dal mare e dal verde della vegetazione, non finisce dunque col sembrare meno brasiliana. Anzi dimostra, sfatando il mito che il Brasile non sia solo spiaggia e mare, come lo si possa ritrovare anche in contesti molto più urbani e artificiali.

Pura Natureza è stato invece il mio soggiorno a Salvador di Bahia (Brasile nord-orientale, a due ore d’aereo da Rio). Qui la vegetazione è sub-tropicale e la temperatura cresce notevolmente.

La sua capitale è affollatissima (terza città verde-giallo più popolosa dopo San Paolo e Rio) e si muove, compresa la sua gente, con una lentezza e una tranquillità che poi capisco essere prerogativa di Salvador e dei bahiani. Sarà il caldo. Sarà il sole. È probabile che sia Bahia stessa a costringerti ad adattarti ai suoi ritmi lenti e di torpore.

Si gira allora per il Pelourinho (antico quartiere di Salvador dove si conservano diversi edifici dell’epoca coloniale, divenuti patrimonio dell’UNESCO) ad assaggiare le cumidas e assistendo a performance di Capoeiristi e musici nelle colorate Praça da Sé e quella di Terriero de Jesus.

Grazie all’elevador, che collega la zona alta a quella bassa di Salvador, m’addentro nel celebre mercato della città dove s’incontrano maghe che leggono la mano (più che altro il portafogli).

Mi rilasso nelle spiagge di Itapoan, tanto amata dal noto cantautore bahiano Caetano Veloso, ed in quella di Barra. Vengo “centrifugata” dai vecchi e chiassosi pullman ed infine mi accoccolo nell’amaca dell’isola di Boipeba che si raggiunge dopo cinque ore di viaggio.

Da Salvador dopo un’ora di traghetto, giungo ad Itaparica dove mi aspetta un tragitto in autobus di circa due ore attraverso l’isola (distese di palme e banani) per arrivare ad un paesino in cui, “salpando” a bordo di una rustica barchetta, si risale il fiume insieme a pescatori ed aironi solitari che poi si perdono nella fitta vegetazione di mangrovie.

Quando poi l’acqua torbida del fiume incontra l’oceano, spunta Boipeba, vero paradiso tropicale e miraggio inaspettato.

Boipeba non è poi tanto grande e per tre quarti costituita solo da vegetazione e spiaggia incontaminata. Non vi sono macchine e si usano gli asini per i trasporti più pesanti.

Qui la sua gente vive per lo più di pesca e di un turismo ancora acerbo che non ha comportato (ancora) costruzioni di hotel e villaggi turistici. Gli unici alloggi possibili infatti per i viaggiatori sono le pousadas, una sorta di locande, che spuntano qua è là nella vegetazione.

Verso sera, se alzi gli occhi vedi la via lattea in tutto il suo splendore e la luna brilla quanto il sole. Neanche fossi Biancaneve, la mattina vieni risvegliato da beja-flor (colibrì) e farfalle.

“Tempesta senza procedure. Non prometto a parole. Torpore silenzioso. Ho il cuore scoperto e in apnea. Ho ritrovato ogni istante”. (2. fine)

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"Appunti e cartoline da un mondo che cambia" di Giuliana Bonacchi Gazzarrini - Polistampa, 2011

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"Verso Sud. Alla ricerca del battito perfetto" di Alessio Pizzicannella - Arcana, 2006



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