Bodrum è una giornata turca di metà marzo, con il sole che fa capolino tra le nuvole sopra il Mar Egeo. Bodrum è una baia di sabbia finissima, sorvegliata dal Castello di San Pietro. Bodrum è il pescatore che “rammenda” la sua barchetta, sorriso bianco e grande dentro una faccia cotta dal sole. Bodrum è il grecale che bisbiglia alle orecchie le cronache del suo cittadino Erodoto, nella lingua di Alicarnasso, antico nome della città.
Mentre passeggio assorta sul lungomare, la confusione che proviene dai negozi mi ridesta dai pensieri: nonostante la cittadina sia relativamente “vuota” rispetto alla stagione estiva, la vita di Bodrum continua a pieno regime. Tappeti, sandali, perline blu come il mare, spugne naturali dai colori brillanti, pellami: difficile non sostare davanti a qualche vetrina in allestimento o resistere all’abbordaggio del proprietario, che ti ferma per quattro chiacchiere.
Da una delle stradine che costeggiano le tipiche casette mediterranee intonacate di bianco, proviene una musica di fisarmonica. Incuriosita, mi avvicino alla fonte della melodia: una piccola galleria d’arte espone quadri che ricordano il primo Picasso. La porticina in legno si apre su una stanza fresca e ombreggiata, e il cambio di luminosità per un momento mi annebbia la vista. Una bella ragazza dai riccioli neri mi accoglie col sorriso e mi presenta la sua personale esposizione.
Bodrum ha adottato uno stile di vita capace di conciliare alla perfezione la vivacità culturale dei suoi abitanti alla curiosità che anima i turisti che giungono qui. A bordo di una Tirhandil, tipica barca con poppa e prua a punta, raggiungo il Castello di San Pietro. Edificata dall’Ordine dei Cavalieri di Rodi, la roccaforte è stata fortificata nel corso degli anni, diventando prima una prigione ed infine un museo marino con reperti risalenti all’età del Bronzo.
Dopo aver percorso le sale medioevali del Castello, decido di visitare uno dei simboli della vecchia Alicarnasso. Ed eccomi sulle vestigia della tomba di Mausolo, satrapo di Caria: il complesso, che una volta doveva apparire immenso e maestoso, venne fatto costruire in onore del re dalla moglie Artemisia. I pochi resti ancora visibili non ci testimoniano la bellezza di una delle sette meraviglie del mondo antico: solo le incisioni dell’epoca possono darci la misura dell’imponenza del mausoleo.
Dopo il bagno di storia decido di farmi accarezzare i piedi dall’acqua dell’Egeo. Le spiagge nei pressi di Bodrum sono tutto l’anno un vero paradiso per campeggiatori e surfisti: lo dimostrano i due giovani dall’aspetto scandinavo che mi sorpassano con le loro tavole.
Spingendomi verso il nord della costa, mi imbatto in mulini a vento intervallati da piantagioni di agrumi e olive. Il grecale, mio compagno di viaggio, sospira tra le pale che macinano il grano: dalla collina dove mi trovo, osservo le vele di un’imbarcazione, che solca il mare, spiegarsi in tutto il loro candore. Ridiscendo verso il paese col profumo del vento nelle narici.





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