È dura disabituarsi ai propri vizi. E per chiunque sia stato svezzato sulle montagne dolomitiche, pensare che esista qualcosa di altrettanto meraviglioso (in alta quota) entro i confini italiani, forse non è peccato, ma è quantomeno disattenzione. Per l’appunto ci sono anche altre vette e boschi, di altrettanta intatta bellezza.
Il tempo è passato. E ogni volta che il mio treno si staccava da Bologna e partiva alla volta di Firenze, fra una galleria e un’altra, i miei occhi continuavano a chiedersi che cosa ci fosse in mezzo a quella macchia, e due nomi mi risuonavano sempre più forti. Appennino Tosco-Emiliano. Montagna Pistoiese.
Il nome mi è familiare. Ripenso ai miei trascorsi toscani, e le immagini tornano nitide. Un veloce controllo, e trovo conferma dei ricordi. Del territorio montano pistoiese fanno parte vari comuni “montani”: Abetone, Cutigliano, Marliana, Piteglio, Sambuca Pistoiese e San Marcello Pistoiese, e altri parzialmente: Montale, Pistoia e Pescia.
Pescia forse non dirà nulla alla maggior parte della gente, eppure una sua frazione ha un nome conosciuto in tutto il mondo. Dicasi Collodi. Un nome che rimanda subito al romanzo Le avventure di Pinocchio, partorite da Carlo Lorenzini, meglio conosciuto come Carlo Collodi.
Montagna pistoiese. Boschi a basso fusto e foreste di alto fusto, traboccanti (è proprio il caso di dirlo) da conifere, castagni, cedue, faggi, cerri, carpini, abeti e mirtilli. Grazie a un sottobosco umido, ci sono le condizioni ideali per raccogliere dolci mirtilli, o per i cercatori più votati alla fatica, verso la raccolta di delicati porcini.
Un viaggio nei territori boschivi toscani significa anche mettere in conto qualche incontro con una fauna che ricorda molto quella alpina, come la marmotta, il capriolo, il daino, il cervo, la volpe, il cinghiale, e perfino qualche lupo. A svolazzare, oltre a poiana e ghiandaia, c’è invece l’aquila reale.
Impossibile raccontare tutte le storie che si sono avvicendate nei secoli. Campo Tizzoro è un po’ speciale. Un tempo fu la sede centrale della maggiore fabbrica della Montagna pistoiese, dove si producevano laminati in bronzo, ottone e alluminio. Non di meno, durante le guerre mondiali, qui furono prodotte munizioni.
Ed è proprio in questo paese del comune di San Marcello Pistoiese che ha sede il Centro Naturalistico e Archeologico dell’Appennino Pistoiese, un piccolo avamposto di ricerca e documentazione, nato nel 2001, e dove è conservata una ricca documentazione fossile sulla fauna del tardo glaciale dell’Appennino settentrionale, sulla flora permo-carbonifera dei monti pisani e fauna marina del pliocene toscano e romagnolo.
Fra i vari progetti portati avanti con successo, c’è il Lab.E.Ca., Laboratorio Ecologia Canopea (lo strato superiore della foresta, ovvero la cima degli alberi). L’importanza di questo studio si spiega col fatto che in cima agli alberi si trovi più dell’80% del fogliame, ed è lì che viene catturata la maggior parte dell’energia solare (oltre il 95%) e lì viene assorbito dal fogliame il 30% delle precipitazioni.
E per partire nel modo migliore, inizio proprio così. Entrando in un bosco, e puntando tutte le iridi dei miei occhi lassù. In cima a un albero. Si facciano pure da parte i mondi fatati di gnomi, o quelli inventati. Adesso odo solamente il respiro del pianeta terra, e non vedo perché dovrei interromperlo.





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