Si erge sulla cima di un piccolo promontorio boscoso, circondato da secolari e fitti alberi che ne celano la vista dalla pianura. Imponente e suggestivo. Rosso come un tiepido tramonto, grazie alla pietra arenaria di cui è fatto. L’aspetto è medievale, pur essendo ricostruito nel XX secolo nello sfarzo della pomposità prussiana.
E’ il castello alsaziano di Haut Kœnigsbourg. Datato XII secolo come nascita. Domina, dall’alto degli oltre settecento metri del monte su cui è adagiato, l’intera vallata. Come un sovrano sul proprio trono.
La cima del monte Stophanberch, in territorio francese, si trova lungo la famosa route de vin e nei pressi di importanti vie commerciali. Motivo strategico per la sua stessa realizzazione proprio qui.
Per raggiungerlo bisogna armarsi di un po’ di tempo e pazienza perché la salita è affascinante, ma non manca di numerosi tornanti e curve. Man mano che ci si avvicina, il panorama si intravede sempre meno, attraverso i rami degli alberi che, a mal pena, consentono alla luce di fare capolino, soprattutto in inverno.
E’ difficilmente raggiungibile per l’epoca. Anche da questo, si capisce come l’ultimo imperatore Guglielmo II di Hohenzollern, regnante di Prussia e Germania dal 1888 al 1918, a cui appartiene dal 1899 quando l’Alsazia è tedesca, apprezzi la quiete del luogo.
Ma non solo. Guglielmo vuole trasformare il castello in un museo medievale ed affida i lavori di restauro all’architetto Bobo Ebhart che li sovraintende per otto anni e li termina definitivamente, comprendendo anche notevoli fregi, nel 1918.
Il risultato è visibile a colpo d’occhio con i suoi torrioni, le sontuose sale, le prigioni e, sebbene sia ritenuto, forse un po’ controverso e fantasioso, rende l’idea di una costruzione, appunto, medievale.
Adiacente al bel castello rosso, attraverso un breve e stretto sentiero, fangoso o rivestito di foglie crepitanti sotto le scarpe, a seconda della stagione, si trovano le rovine del precedente vecchio castello. Quello che Guglielmo abbandona, considerando il sito non recuperabile e dedicandosi, invece, alla realizzazione della nuova opera.
In effetti, queste rovine lasciano molto spazio all’immaginazione, in quanto, pur essendo apprezzabili e ben integrate nell’ambiente, in mezzo ai boschi, non sono che pochi ruderi di mura. Lontane memorie del passato, logorate dall’usura del tempo.
Il castello, infatti, durante la cosiddetta guerra dei trent’anni, dal 1618 al 1648, viene saccheggiato e incendiato dagli svedesi.
Haut Kœnigsbourg, appare oggi come una’ampia roccaforte, fiera e maestosa, ornata da torri che svettano come cappelli a punta sul suo capo regale, immerso nella natura rigogliosa o avvolto dalla nebbia che, nei mesi bui, lo protegge da sguardi indiscreti.





Organizza il tuo viaggio
Prenota il tuo volo
Prenota il treno
Rent a car





Ottimo articolo…L’ho segnalato su trivago perchè sicuramente sarà utile ai viaggiatori.
http://www.trivago.it/selestat-35903/castellorocca/-135770/recensione-e491688
Grazie 1000, a Il Reporter fa sempre piacere poter essere utili, almeno un pochino, ai lettori-viaggiatori. A presto!