Tra le mete del naturalista non può sicuramente mancare Aldabra, il paradiso segreto delle Seychelles. Aldabra è l’atollo di corallo emerso più grande del mondo con i suoi 35 chilometri di diametro.
Questo enorme atollo è costituito da un anello corallino formato da quattro isole principali: Picard (West Island), dove si trova la stazione di ricerca scientifica, Polymnie, Malabar (Middle Island) e Grande Terre (South Island) oltre a 40 tra isolotti e rocce coralline affioranti, molte delle quali all’interno della laguna.
Pare che il nome dell’atollo derivi dall’arabo al-khadra che significa “il giardino”: osservando i suoi fondali “fioriti” di coralli ed invertebrati si intuisce come la denominazione non fu mai più azzeccata.
Fino a poco tempo fa rigorosamente chiuso al turismo, questo gioiello dell’Oceano Indiano è stato proclamato patrimonio dell’umanità dall’Unesco. Ma raggiungere Aldabra non è facile.
Da Mahé, la principale delle 115 isole dell’arcipelago delle Seychelles dove atterrano i voli internazionali, si può procedere in nave con una crociera che richiede alcuni giorni di navigazione o a bordo di piccoli aerei.
In quest’ultimo caso si vola prima ad Assumption e da qui si prosegue in battello per Aldabra.
Oggi le escursioni nel santuario naturale sono soggette a vincoli severi: la gestione dell’atollo è affidata alla Seychelles Islands Foundation, un’organizzazione non governativa.
Gli sforzi per raggiungere l’atollo sono ben ripagati dallo spettacolo della natura che si presenta davanti agli occhi.
Esplorando l’entroterra, in special modo la regione sudorientale, non è difficile incontrare uno degli animali più tipici di Aldabra: la testuggine gigante.
Questo rettile erbivoro, del tutto inoffensivo e particolarmente attivo soltanto durante i focosi accoppiamenti, può raggiungere il metro e venti di lunghezza ed è un vero e proprio fossile vivente evolutosi 180 milioni di anni fa.
Inoltre per la gente del posto questa testuggine è la “regina” rispettata e tenuta in grande considerazione.
Anche le tartarughe marine frequentano Aldabra: nelle sue acque non è raro imbattersi nella tartaruga embricata, che tra fine settembre e febbraio depone le sue uova sulle candide spiagge affacciate sull’Oceano Indiano.
Tra le rocce della scogliera si aggira l’affascinante ma velenoso pesce scorpione in cerca di altri piccoli pesci.
Le acque della laguna che penetrano all’interno dell’atollo attraverso profonde spaccature della barriera, invece, sono pattugliate di sera da banchi di azzannatori gobbi.
Mentre questi pesci lunghi 40 centimetri sono gregari, la cernia “patata” è un cacciatore solitario della laguna che può arrivare a misurare i 2 metri di lunghezza.
Delle oltre 190 specie che vivono in questo angolo di oceano, qui si possono osservare tra i più bei pesci palla della fascia tropicale.
Come dice il nome, le loro carni assai ricercate nonostante il veleno contenuto nei vari organi interni, sono in grado di gonfiarsi a dismisura se vengono molestati.
Due volte al giorno, alternativamente, l’immensa laguna di Aldabra si vuota completamente con la bassa marea e si riempie con l’alta marea, tramite fortissime correnti che convogliano l’acqua nelle quattro pass che la collegano all’oceano aperto.
Questa titanica azione dell’acqua convoglia una miriade di creature diverse: dai piccolissimi organismi planctonici alle grandi mante, alle aquile di mare, ai barracuda e agli squali, tra cui i maestosi martello.
Sugli isolotti corallini a forma di fungo scolpiti dall’erosione nidificano moltissime specie di uccelli: il cielo è solitamente pieno di fregate dal verso beffardo, mentre gli aironi se ne stanno nell’acqua blu ad aspettare pazientemente il passaggio di una preda appetitosa.
L’esperienza più unica è avere la fortuna di poter vedere il rallo dalla coda bianca, un uccello non adatto al volo parente prossimo dell’ormai estinto dodo. Uno spettacolo che da solo vale il viaggio.





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