Montagne. Aria fresca. Uno scenario che per la maggior parte della gente è sinonimo di vacanza. Di stacco. La mente che ritrova la sua giusta dimensione. Un riassaporare sapori di natura. La vita che si riappropria di finestre sul sole. Uno slancio interiore. Talvolta basta anche una giornata.
Smaltito un mix di autostrada e tornanti, raggiungo il Cadore puntando deciso verso Sappada (BL), uno dei più riusciti mix montani di tradizioni e moderno. Il turista è spesso presente. A prescindere dalla stagione. La cittadina ha mantenuto la sua anima. E chi arriva qua, la percepisce subito.
Prendo un po’ d’informazioni e cerco di capire cosa in mezza giornata si possa vedere. C’è chi mi suggerisce i Laghi d’Olbe, tre laghetti alpini situati a quota 2.156 m s.l.m. sul versante di Sappada 2000 nella Val d’Olbe, raggiungibili a piedi o in seggiovia.
C’è il Parco della Fauna Alpina, recintato a lato della strada in borgata Muhlbach, ospita varie specie di animali caratteristici del territorio alpino. O perché non recarsi direttamente alle sorgenti del fiume Piave, ai piedi del Monte Peralba (1830)? Sono tutte valide opzioni, ma poi qualcosa mi rapisce.
Come l’Anton Ego di Ratatouille (2007), sadico critico culinario, che di fronte alla pietanza preparata dal topino Remy, si scioglie nel ricordare la medesima mangiata ai tempi d’infanzia, mi trovo a vivere qualcosa di analogo. Come sbalzato da una catapulta, sento il suono frammentato di un torrente.
È il rio Mühlbach, chiamato anche il rio dei Mulini. Non appena lo vedo, cerco di scendere. Qualcosa mi rapisce. Forse solo l’odore. Chi ha mai detto che l’acqua non ha sapore o aroma? Una forza arcana attira le mie mani. Le intingo lamentando subito gelide fitte che si propagano in tutto il corpo.
Come tante spilli che attraversano la pelle, non smetto di intingere e ritirare.
Cerco qualcosa da portare. Mi sento esploratore. Anche se con i piedi conficcati in terra, mi sposto per cercare la posizione miglior con sui fare un presunto sommozzatore di sassi. Cerco striature. Cerco colori. Non so che sto cercando. Ne prendo una manciata. Una venatura biancastra/aranciata mi conquista.
Mi guardo attorno, e più che un abitante di chissà quale città di questo mondo, mi sento uno protagonista della saga de Il Signore degli Anelli. Sono mezzo sporco di fango. Con le braccia e la maniche bagnate. Mi manca solo una spada. Mi guardo un po’ intorno, e e rimedio subito.
Rieccomi di nuovo sulla scrivania. Al mio fianco, c’è un bastone di montagna. Quale sia la sua storia, non v’è dato saperlo.





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