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Achill Island, Irlanda selvaggia - foto : Achill Island al tramonto © Mark F Chaddock
Achill Island al tramonto © Mark F Chaddock

Achill Island, Irlanda selvaggia

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Ad Achill Island respiro l’oceano. Il vento porta l’Atlantico sulla costa e gli spruzzi freddi delle onde si infrangono sulla spiaggia. Colline di verde tutt’intorno e un cielo specchio che riflette lo scenario all’infinito. Qui, sulla isola più grande d’Irlanda, nella contea di Mayo, c’è qualcosa di magico.

Lo percepisco non appena supero il ponte ad Achill Sound con la macchina. Circa 50 metri fuori dal villaggio, passata un’area boschiva, vedo il cartello per l’Atlantic Drive. La strada è fiancheggiata da splendidi rododendri e mi porta lungo la costa. Attraverso i villaggi di Shraheens e Derreens to Cloughmore, e arrivo alla famosa Kildavnet Tower.

Sfogliando la guida, scopro che è un perfetto esempio di una torre irlandese del XV secolo. Fu eretta dal Clan O’Malley intorno al 1429, ma i locali la associano a una discendente dei costruttori originali, Grace O’Malley o Granuaile, la leggendaria regina pirata.

L’edificio, conosciuto anche come il Castello, è alto circa 12 metri e ha tre piani. La sua posizione, alla bocca di Achill Sound, è molto importante. Infatti protegge il passaggio che unisce Clew Bay con Blacsod, e la stazione di salvataggio è proprio lì vicino.

Scendo dalla macchina e guardo il maniero contro il cielo nuvoloso. Faccio qualche passo e visito l’antica chiesa e il cimitero di Kildavnet. L’edificio ecclesiastico fu costruito all’inizio del XII secolo ma alcuni ritengono che sia precedente e che risalga all’VIII. Nel camposanto ci sono ancora vecchie pietre tombali, avvolte nel muschio.

Proseguendo il mio viaggio lungo l’Atlantic Drive, trovo un posto tranquillo vicino al bordo della carreggiata: mi fermo e ascolto le onde infrangersi sugli scogli imperiosi. Volgo lo sguardo nell’entroterra e ammiro i costoni ricoperti d’erba grassa e le rughe di fiori che attraversano il terreno scosceso.

Non so quanto tempo sia rimasto qui, ma quando riparto il vento ha portato via le nuvole grigie e il cielo ha un colore blu vivido. La strada sale su una piccola collina, chiamata Portnahally: guarda dabbasso verso Ashleam Bay. Mi fermo di nuovo e la macchina fotografica cattura il paesaggio tutt’intorno e trattiene ricordi.

Curve strette mi portano alla baia. Vado avanti e raggiungo il villaggio di mare di Dooega. Sembra un quadro dipinto dalla natura. La spiaggia è conosciuta come Camport Bay e la zona circostante è ricca di Storia: ci sono resti di due forti sul promontorio verso ovest e un sistema di campi a nord.

Dooega è anche un pittoresco borgo di pescatori con vista sull’Atlantico. Dovrebbe essere il mio ultimo stop prima di andare verso Achill Head, il punto più occidentale dell’Isola. La strada, costruita nel 1960 sulla via di una vecchia pista, si inerpica sulle scogliere e mi porta a Keem Bay. Attraversa un confine geologico dove si possono vedere vene di quarzo d’ametista nella roccia. Non riesco a resistere, e mi fermo di nuovo.

“E’ una pietra semipreziosa con una colorazione che va dal viola al porpora”, mi dice un pastore col cane, mentre guardo il suo gregge colorare di bianco il verde della valle, laggiù. “Secondo la tradizione, l’ametista ha molte proprietà: aiuta a dormire, è un amuleto per l’amore e una protezione contro i furti e l’ubriachezza”, continua l’uomo.

“Se vuole, può provare a cercarla. Il periodo migliore per trovarla è subito dopo un violento temporale”, suggerisce ancora il pastore. Lo ringrazio per la sua “lezione”, ma lascio l’ametista a qualcun’altro. Alla fine della strada, arrivo finalmente a Keem Bay: ha la forma perfetta di un ferro di cavallo.

Queste acque erano il rifugio di squali elefante, di foche grigie e di una grande varietà di pesci. Parcheggio la macchina e vado verso la spiaggia. Mentre cammino sui bianchi e larghi granelli di sabbia, guardo le onde morire sulla riva e il tramonto toccare l’oceano all’orizzonte.

Respiro il vento freddo dell’Atlantico, e vivo l’Infinito.

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LIBRI

Diario d’Irlanda

"Diario d'Irlanda" di Heinrich Boll - Oscar Mondadori, 1999

Yeats Country

"Yeats Country. Viaggio nello spirito dell’Irlanda" di Andrea Lessona - Edizioni Saecula, 2008



4 commenti a “Achill Island, Irlanda selvaggia”

  • Simona alle ore 8:59 am scrive:

    Achill Island è davvero un posto magico…
    Un posto senza tempo, dove l’oceano, il vento ed il verde dei prati sono padroni indiscussi.
    In Irlanda ho incontrato tanti luoghi davvero straordinari, ma ad Achill è possibile avvertire più forte che altrove l’imponenza e la forza della natura in questa terra, il suo fascino aspro e dolce allo stesso tempo, e restare stupiti, affascinati e per sempre innamorati di questo meraviglioso angolo di mondo.

  • Andrea Lessona alle ore 9:07 am scrive:

    Gentile Simona,

    grazie per il tuo commento.

    Convido: la descrizione che tu fai di Achill è la stessa che ho visto e vissuto io.

  • Sara Paolucci alle ore 9:12 am scrive:

    Ho visitato le Achill in un giorno di pioggia. Il verde dell’Irlanda, quel giorno, era solo una tonalità di grigio e l’oceano si respirava nell’aria.
    Gli unici colori riconoscibili erano le vele di alcuni surfisti che sfidavano il freddo dento le loro mute scure.
    Andandocene alcune pecore ci attraversarono la strada. Erano sole e silenziose.
    Tutto, in quel posto, era magico.

  • Andrea Lessona alle ore 9:55 am scrive:

    Gentile Sara,

    grazie per il tuo commento.

    Anche dalla tua descrizione si evince la magia che trasmette Achill Island. Un posto unico, tremendamente affascinate per specchiarsi dentro.

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