Viaggi
Los Angeles by night - Foto tratta da Wikipedia
California dreaming, sulle strade del sogno (1)
di Fabio Castano
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Tenevo in mano un libro quando sono atterrato al Lax di Los Angeles. Aspettavo quel momento per iniziarlo. «Alle undici e venti di sera guardavo Los Angeles dall’alto: il reticolo infinito di punti luminosi. Stanco com’ero cercavo di seguire la vibrazione dei motori».
«Cercavo anche di leggere le scritte al neon in basso, man mano che venivano a galla nel buio; i contorni delle freeways vicino al mare». Con le prime parole di Andrea De Carlo nel Treno di Panna è iniziata la mia avventura californiana.
Los Angeles è semplicemente enorme. Ti inghiotte, ti ingloba, ma è anche speciale. L’albergo era molto vicino all’aeroporto, in Sepulveda Avenue, ma per arrivare a down town, il giorno dopo ci abbiamo messo più di un’ora d’auto. Le macchine che ti sfrecciano accanto sono transatlantici della strada e noi, su una “semplice” Corvette nera, ci sentivamo su un’utilitaria.
Ci siamo fermati subito sulla mitica Ocean front walk, la camminata sulll’oceano forse più famosa d’America. Si incontrano tipi eccentrici, stregoni, artisti di strada e negozietti che vendono le t-shirt più divertenti che avessi mai visto. Abbiamo ripreso la macchina dopo, costeggiato l’oceano fino a Malibù. Ricordo le frittelle fragranti, mangiate in riva al mare, di prima mattina, come un momento speciale. Di calma assoluta.
Rientrando in città ci siamo diretti nel lusso eccessivo e sfrenato di Bel Air e Beverly Hills. C’erano parcheggiate nei cortili delle case, tranquillamente in vista, quattro o cinque Ferrari alla volta, Lamborghini, Porsche, come nulla fosse.
Via di lì siamo entrati nel regno del cinema, a Hollywood. Abbiamo ripercorso la Walk of fame fino al Kodak Theatre, dove ogni anno avviene la consegna degli Oscar. Proprio di fronte le mani e i pieni impressi nel cemento delle star. Le impronte di Marcello Mastroianni, di Sophia Loren con la scritta a lato “solo per sempre”. Le manine e i piedini di Rita Hayworth. Tutti i più grandi della storia del cinema, lì simbolicamente rappresentati.
Il tempo passa fluido e veloce a Los Angeles. Era già sera e la mattina dopo saremmo ripartiti. Direzione nord, verso San Francisco. Ci fermammo a metà strada però, tra le due metropoli. A Pismo Beach.
Quando arrivammo era già tardo pomeriggio. Lasciammo la macchina al motel e ci incamminammo verso il lunghissimo molo che si incuneava nell’oceano. I gabbiani stampavano impronte soffici sulla spiaggia. E dei ragazzi con la muta provavano a cavalcare le onde capricciose di quel tramonto.
Mi avvicinai all’acqua, quasi intimorito. Era la prima volta in vita mia che toccavo quell’oceano. Un’acqua freddissima, gelida. Scappai indietro e mi sedetti sulla spiaggia piena di persone anche a quell’ora.
La California, vista da lì, aveva un sapore tutto speciale. Poi, da domani, il sogno si sarebbe chiamato San Francisco.

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