
Splendori sfuggenti, misteri cinesi e francesi consumati all’ombra di tamarindi dove cent’anni di storia, quasi tutti di guerra, sono impressi tra le mura squarciate da vegetazione ribelle. Nelle buie stanze tra le stuoie dei ricordi. Nel sudore dei mercati. Nell’Asia del passato che unisce la grazie parigina ai ritmi orientali.

Bella signora degli anni ‘30 con gli abiti di seta sdruciti dagli scossoni della storia, la capiatel del Vietnam si distende sul Fiume Rosso. Nella placida nebbia degli eventi quotidiani evoca un’epoca passata con quel che resta di palazzi, larghi viali e parchi.

I luoghi visitati e vissuti dallo scrittore e giornalista italiano rivivono negli scatti raccolti dal figlio Folco nella mostra fotografica “Tiziano Terzani. Clic! 30 anni d’Asia”. Fino al 29 maggio a Palazzo Incontro, Roma.

Una rete di minuscoli canali, che a fatica si fanno spazio nella vegetazione selvaggia. Percorrerli è quasi un’intrusione nella vita quotidiana di chi abita qui, in un microcosmo vivace e brulicante.

Perla francese dal fascino coloniale. Saigon, oggi Ho Chi Minh Ville é una dinamica metropoli col chiassoso mercato cinese Cholon, le anguste pagode che si affacciano su vie in cui esplode la voglia di vivere. E sul fiume, la vita nelle houseboats.
La comunità Hmong è una delle tante in difficoltà: sparsi per il mondo hanno, nel migliore dei casi, problemi di integrazione. Nel peggiore sono a rischio di sopravvivenza.
Viaggio nelle risaie della cittadina asiatica situata a soli 500 metri dal confine con la Cina. Fra le tonalità del mercato le donna di etnia Hmong e Dao si ritrovano per gli acquisti.
Il fascino dei pendii a nord del paese del drago è impareggiabile e inconfondibile. Risaie adagiate su verdi terrazze e popoli provenienti da diverse minoranze etniche creano un insieme di colori unico e regalano serenità e pace al viaggiatore.
Nel ’68, anfiteatro di sangue al 17° parallelo, strappo di un Vietnam diviso in due. Bersaglio conteso il cuore del drago, Huè. Distrutta e saccheggiata, l’antica capitale riporta alla luce il fascino dell’epoca di Gia Long.
