Viaggio, in treno, dal Turkmenistan al Pamir. Un viaggio nel tempo e nella storia dei paesi asiatici, intrapreso durante la prima stagione dell’indipendenza dal colosso sovietico.
Viaggio nel piccolo e antico cuore dell’Asia Centrale, dove i luoghi sembrano appartenere soltanto ai bambini. Presenti ovunque. Gentili e sorridenti verso l’estraneo. Angeli custodi di strade e montagne.
Nella città mito, canto di Roberto Vecchioni, tra minareti e madrasse, si erge una struttura dai colori intensi. Il luogo più sacro della città. Il luogo del santuario del re.
Una visita al padiglione dell’Asia Centrale alla 53° Esposizione Internazionale d’Arte de La Biennale di Venezia, si trasforma d’improvviso in un viaggio oltre ogni confine immaginabile.
Sotto la pioggia o con il sole. Una colomba e due grosse falci con martelli. Richiami islamici e altri più libertini. Una fotografia non è che una botola per un mondo a portata di occhi.
Nell’Asia centrale si trova una città nelle cui vicinanze vivevano un emiro e le donne del suo harem. Si narra che egli scegliesse la concubina, di volta in volta, gettandole una mela.
Nel mondo arabo e asiatico, la tessitura è una tradizione che si tramanda con orgoglio e prestigio e ogni filo racconta una storia da leggere attraverso le trame e i colori.
In Uzbekistan, a ridosso del deserto e del nulla, sorge una città il cui nome richiama la luce e dove visse Alessandro Magno. Qui, le trote sono sacre e gli alberi i protettori dei sogni.
Nel cuore del mondo, come lo definisce lo scrittore Colin Thubron, in una zona desertica dove la natura ha dovuto chinarsi al volere sovietico, trasformandosi da deserto in campagna.

Cambiando l’angolo visuale mutano le sensazioni che una città provoca. In questo viaggio saliamo in verticale, nel cuore antico del capoluogo lombardo. Il tetto della basilica è la terrazza privilegiata.

Lungo la mitica Via della Seta, in una delle città più antiche del mondo, qualcuno scrutava il cielo notturno per svelare i segreti delle stelle e a farlo era il sovrano in persona.

Come uno specchio gioca con le immagini, così l’architetto Andrea Palladio gioca con la ricchezza dei decori in cui si incastonano meravigliose prospettive di un’antica città.