Il viaggio può essere l’occasione per ritrovare quello sguardo infantile e curioso sul mondo che perdiamo diventando grandi. Forse più delle risposte contano le domande. Chiedere vuol dire cercare, rispondere vuol dire aver trovato, ma è un’illusione che non a tutti è concessa.
A tre anni dalla sua nascita, il giornale si rinnova completamente nella grafica e aggiunge nuove funzionalità sempre più interattive. Senza rinunciare mai al suo credo: una realtà vissuta e raccontata in prima persona.
Ci sono due tipi di viaggiatori, quelli che tendono a tornare nei medesimi posti e quelli alla ricerca di destinazioni ed emozioni sempre nuove. Il rischio in questo secondo caso è un collezionismo di luoghi, un consumismo da viaggio. Un utile esercizio è quello di praticare l’arte del ritorno.
“E possa il tuo ritorno sembrare una partenza” scrive Andrea Bocconi. Un libro che racchiude la testimonianza di chi ha fatto del viaggio l’emblema della propria esistenza.
Partiremmo per un viaggio senza macchina fotografica? Forse. Ma saremmo disponibili a viaggiare bendati? Proviamo a socchiudere gli occhi e ascoltare, toccare, accarezzare, odorare. Proviamo a “perdere le distanze” invece che a “prendere le distanze”…
Se si chiede a un viaggiatore di spiegare le motivazioni che lo spingono a partire, risponderà: “vedere cose diverse, fare nuove esperienze”. Perché non cercare invece le somiglianze? Quelle profonde che ci permettono di riconoscerci come appartenenti a uno stesso genere che va sotto il nome di umano.
Spesso misuriamo più o meno consapevolmente il successo o l’insuccesso del nostro viaggio in base al raggiungimento della meta o comunque degli obiettivi che ci siamo posti. Ma quale è la meta di un viaggio? La destinazione finale, verrebbe spontaneo rispondere. Diversa è l’opinione di Tiziano Terzani
La regola d’oro del viaggio è una sola: ridurre il bagaglio all’essenziale. Ma viaggiare leggeri è una filosofia, oltre che una necessità e un piacere.
Si racconta un viaggio per sottrarre incontri, paesaggi ed emozioni alla precarietà del ricordo e “tenere in memoria” ciò che a distanza di tempo potrebbe sembrare solo un sogno. Ma anche per riordinare impressioni e pensieri, per capire e distillare un senso dall’esperienza vissuta. Kapuscinski parlava di “letteratura a piedi”.
Perché alcuni viaggiatori scelgono di andare altrove? E cos’è l’altrove? Esiste ancora? E soprattutto, è un luogo migliore per vedere se stessi?
