“Io amo l’umanità… È la gente che non sopporto” diceva l’ironico Linus…. E infatti è quando si parla non di umanità, ma di gente in carne e ossa e soprattutto qui e ora, che emergono i nostri meccanismi di difesa, il nostro latente razzismo.
Partire è in fondo sempre una ricerca di quell’elusivo oggetto del desiderio che si chiama felicità. E allontanarsi un poco dal proprio mondo aiuta a rendersi conto di poter essere felici.
In-contro: entrare in relazione di due elementi diversi. Proprio come dovrebbe succedere in viaggio. Perché il viaggio è una finestra sul mondo, che, in rari e preziosi momenti, si trasforma in una porta aperta. “Il viaggio è perdere le persone incontrate, perdersi in loro”.

Possibile sottotitolo: “Per chi suona lo sciacquone?”. Perché alla base della teoria di Salza c’è la metafora di un gabinetto: chi sta sotto la curva del sifone può solo finire espulso in un mare di escrementi.

Parte nello stato africano un progetto per spingere i viaggiatori a entrare in stretto contatto con la cultura locale. Quando il soggiorno penetra nel profondo della vita di un paese, aiutandolo.

Senegal, Africa occidentale, comunemente associato, quando si parla di turismo, alle grandi battute di caccia nell’infinita savana che ha ben presto costituito il suo simbolo internazionalmente conosciuto. Chiaramente c’è di più, molto di più. Se si abbandona l’arido settentrione si entra in contatto con la Natura pulsante di questi territori dipinti di verde con pennellate [...]
