
I cimiteri che si inerpicano bianchi sui colli. I muri crivellati e non ancora stuccati. Le pedine giganti degli scacchi disegnati sul lastricato della piazza dietro la moschea. Viaggio nei tanti volti della capitale bosniaca.

Viaggio nella capitale bosniaca, ripercorrendo le vicende degli ultimi vent’anni, dai lutti della guerra fratricida alla voglia delle ultime generazioni di andare verso il futuro, alla scoperta dell’Altro.

Come si fa a rimanere spettatori di un mondo da raccontare? Stella Pende racchiude nel suo libro il lato nascosto dietro ogni reportage, quello che un inviato non ha mai potuto scrivere.

Sabato 9 aprile, alla Biblioteca BCM di Mestre (Ve), s’inaugura una mostra fotografica con scatti realizzati durante la Settimana della Memoria nelle città di Tuzla, Srebrenica e Sarajevo. Per non dimenticare il genocidio dei bosgnacchi.

Erri De Luca e Danilo De Marco incrociano le parole dell’uno e le foto dell’altro per raccontare la gente che vive e resiste e spera. Un libro che ti guarda dritto negli occhi.

Dopo 18 anni e un sanguinoso conflitto (1992-95), lo scorso dicembre è partito un treno dalla capitale serba ed è arrivato in quella bosniaca. Un segnale di buon auspicio per una vera pace non solo sulla carta, ma anche tra gli uomini.

Dopo la guerra, l’odio, le bombe e i morti, la capitale della Bosnia ed Erzegovina riprende lentamente a vivere. Piccolo viaggio nel cuore della città bosniaca.
La scorsa estate, prima a luglio, e poi ad agosto, la Fondazione Alexander Langer di Bolzano ha riproposto il viaggio nel cuore della Bosnia, nelle città di Sarajevo, Tuzla e Srebrenica. Per testimoniare. Per non dimenticare che i genocidi non appartengono solo a un passato lontano. In quest’ultima in particolare per partecipare alla cerimonia di [...]

Un viaggioo a Sarajevo, Tuzla e Srebrenica, oranizzato dalla Fondazione Langer, per la ricorrenza del genocidio perpetrato dalle truppe paramilitari di Ratko Mladic ai danni dei bosgnacchi.

Il processo di sminamento procede in maniera lenta. Le stime in questa parte della Bosnia dicono che con i ritmi attuali, ci vorrebbero ancora 370 anni.
