La storia si mescola alla nostra vita e ci indica strade che percorreremo solo per caso. Una di queste porta davanti a una macchina targata S93393. E al nostro passato.
La storia di questo piccolo comune reggiano inizia molto tempo fa. Oltre duemila anni. Prima gli Etruschi, poi, dal IV sec. a.C. si stabilirono i Galli Cenomani che fondarono la città. Cinque secoli, l’arrivo dei Romani.
Dei banali lavori sul territorio si sono trasformati in una miniera di storia dell’antichità. Stele, anfore, mosaici. Reperti di oltre duemila anni fa per comprendere i primi abitanti dell’antica Brixellum.
Kayak e canoe canadesi di tutti i colori ma ora anche bici e cavalli per scendere il Tevere dalla sorgente, a Città di Castello, alla foce, a Ostia Antica.
Dal genio di Messer Michelangelo Buonarroti, ecco emergere da uno dei sette coli di Roma, una sinfonia architettonica, corredata dalle statue dell’imperatore romano, dei due figli gemelli di Zeus, Castore e Polluce, e della dea Minerva.
A due passi dall’Altare della Patria, salendo per la cordonata capitolina, faccio il mio ingresso in cima alla città imperiale, salutato dai due dioscuri Castore e Polluce.
Nella parte meridionale di Campo Marzio, nell’area circolare voluta dall’Imperatore Ottaviano Augusto, si ergono meraviglie giunte a noi pressoché intatte dopo più di duemila anni.
Il Circo Flaminio si presenta così: il tempio di Apollo Sosiano, il tempio di Bellona e il Teatro di Marcello. I gabbiani si godono queste meraviglie da una comoda posizione, invitandomi a provare da lassù.
Artisti di strada. Uomini-bolle di sapone. Statue umane. Stand per tiri al segno, e ovviamente Babbo Natale. Sono i mille volti del mercato natalizio di Piazza Navona.
Da centro del mondo nell’Era Imperiale a contemporanea piazza globale. Non è cambiato molto. E anche nel periodo delle feste, la città mostra tutta la sua colorata natura multietnica.

Da Malga Ciapela fino quasi a toccare il cielo, e poi scendere giù. Un ultimo tragitto con le gambe nel vuoto da Capanna Bill, per guardare più vicino il colosso della Marmolada, e le acque gelide del lago Fedaia.

Veneto montano. Nel cuore della provincia di Belluno. Come al cancelletto di partenza di una gara olimpica. Gli sci pendono verso la discesa, e via. Si comincia sulle piste del Ciamp d’Arei.

Una notte passata a mirare le stelle a Bosco Verde, delicata frazione di Rocca Pietore (1143 m.) nell’alto Agordino bellunese, prima di lanciarsi sopra le neve, in mezzo alla natura dolomitica.