
C’è chi scrive per viaggiare e chi viaggia per scrivere. Non è questo il caso di Antonio Tabucchi. Lui semplicemente viaggia per viaggiare.

Sotto nuvole temporalesche i colori cupi del castello contrastano con quelli luminosi e intensi di case e chiese. La distesa vasta della campagna dall’alto della rocca e il chiuso dei vicoli acciottolati. Altarini votivi, fontane, stemmi e portoni come pietre miliari di una passeggiata nella storia di Castelo de Vide.

Abbarbicato su uno sperone roccioso presso la frontiera spagnola, Castelo de Vide domina la Serra de Sao Mamede con la mole severa della sua rocca. Viaggio per l’antico quartiere della Judiaria, ascoltando l’eco del passato.

Una verde vegetazione riveste le bellissime scogliere di Cabo daRoca, Portogallo. Si scorge anche il faro, risalente al diciottesimo secolo, e abitato fino al 1970 soltanto dai suoi guardiani.

Al lato più estremo del continente europeo, sulla costa portoghese. Pace, vegetazione e orizzonte. A perdita d’occhio. L’Oceano Atlantico si mostra in tutti i suoi blu d’infinito.
Viaggio seguendo la costa portoghese, alla scoperta di spiagge, scogliere, fari e porti. Le luci dell’oceano Atlantico, l’incanto delle onde e i colori dei paesi nella quiete dell’inverno.
Nella città del vino, degli azulejos, adagiata sulla foce di un fiume che, mentre conserva un’aria un po’ decadente e vintage, si prepara l’”abito della festa”.
Nel cuore della città portoghese, il quartiere dell’Alfama, nasce una musica antica che ha il sapore della tristezza, della nostalgia, delle voci della strada ed è parte integrante di un mondo.
Giovane ritratto dei volti di una nazione. Sguardi frontali. Figure che occupano l’intero spazio visivo. Gli attimi e la vita di un giovane lustrascarpe. Un’anziana scruta il mare, tra l’orizzonte e i cristalli di sabbia. La città degli orfani, e il jazz.
