
Sulle vette bellunesi il sole rimbalza su ogni niveo cristallo. I giganti montani, come il maestoso Monte Pelmo (3169 m s.l.m.), scrivono nuove pagine del mio diario aperto. Da quassù, su Col dei Baldi, c’è solo spazio per il bianco.

Viaggo in alta quota sulle vette dolomitiche. Lasciata Alleghe (Bl), dopo mille metri di dislivello tra cabinovia e seggiovia, un intimo dialogo con la Montagna e il suo sfondo d’azzurro, con l’orizzonte più immacolato che mai.

Saluto la cittadina bellunese mentre la cabinovia mi porta in mezzo alla neve, circondato dai boschi e dalle tante maestose vette come il Monte Coldai, il Fertazza, e più lontano, il Monte Pelmo.

In cabinovia fino ai Piani di Pezzè (1465 m.), e poi da lì in seggiovia fino al Col dei Baldi (1922 m.), con i piedi che galleggiano nel vuoto mentre il panorama dolomitico mi penetra sempre più dentro.

Viaggio nella placida cittadina a nord-est della Vallata Agordina, dove nel 1771 una frana staccatasi dal Monte Piz, ostruendo il corso del torrente Cordevole, diede origine allo specchio lacustre, in questo periodo conteso da neve e ghiaccio.

Un’immensa distesa bianco-ghiacciata nasconde il celebre lago, ad Alleghe, nel bellunese. Un rilassante giro di ricognizione prima di salire in cima con la cabinovia ai Piani di Pezzè, e poi in seggiovia a Col dei Baldi, dinnanzi al Monte Pelmo.
