Si racconta un viaggio per sottrarre incontri, paesaggi ed emozioni alla precarietà del ricordo e “tenere in memoria” ciò che a distanza di tempo potrebbe sembrare solo un sogno. Ma anche per riordinare impressioni e pensieri, per capire e distillare un senso dall’esperienza vissuta. Kapuscinski parlava di “letteratura a piedi”.
Letture, viaggi e anni sono gli elementi che, combinandosi insieme nella chimica personale di ciascuno, danno forma e spessore ai singoli individui.
“Io, gli altri”: il motivo conduttore della Fiera del libro 2009 è l’occasione per una riflessione su quale sia il rapporto fra questi due termini all’interno della dimensione del viaggio. “L’altro siamo noi” scrive Kapuscinski.
Perché alcuni viaggiatori scelgono di andare altrove? E cos’è l’altrove? Esiste ancora? E soprattutto, è un luogo migliore per vedere se stessi?
Il viaggio, lungo o breve, vicino o lontano, può essere l’occasione per riannodare il legame perduto con la terra, ritrovando il semplice piacere del camminarla. Riscopriremo che terra e umanità sono strettamente intrecciate.
Siamo ormai assuefatti a una società dove il valore delle cose si misura in denaro, dove tutto è in vendita e nulla è gratis, neppure i sentimenti. Tanto che, quando viaggiamo altrove, siamo sospettosi e restii ad accettare i gesti di spontanea gentilezza. Ma è proprio viaggiando che si incontra il meglio dell’uomo.
Per noi, moderni Ulisse, viaggiare significa soprattutto partire e arrivare, mentre prestiamo poca attenzione alla dimensione del ritorno, che ne è invece parte essenziale. Viaggiare dovrebbe assomigliare a una spirale.
Partire per viaggiare, non per arrivare. E fra partenza e arrivo, in mezzo c’è la strada che si percorre. Strada, una parola già da sola capace di seduzione e sinonimo di libertà. Per il viaggiatore-vagabondo è la strada a disegnare il percorso. A lei si abbandona come un innamorato nelle braccia dell’amante. La sua meta è il viaggio…
“Quando viaggio mi piace avere qualcosa di interessante da leggere, per questo porto sempre con me il mio diario”. E’ uno dei celebri aforismi di Oscar Wilde. Beh, sono certa che il nostro amatissimo Oscar, se fosse vivo oggi, piuttosto che un diario opterebbe per un blog!
Ha ancora senso fantasticare dell’isola felice, persa nei lontani Mari del Sud? Miraggio o stereotipo, il microcosmo dell’isola continua però a esercitare fascino su vacanzieri e viaggiatori, forse perché, come scrive Saramago, l’isola felice è “un luogo mobile che appare e scompare sulla carta della fantasia, ma sta ben saldo nel cuore di ognuno di noi”.
