
Un Nobel per la Letteratura e la sua particolare “Odissea”. José Saramago racconta il Portogallo, scoprendo “le proprie radici”.

Secondo alcune tradizioni sarebbe questa piccola isola, confinante con Malta, la mitica Ogigia su cui la ninfa Calipso accolse per sette anni il naufrago Ulisse. Scenari spettacolari, un mare blu cobalto e tanta tranquillità tutti da vivere.
Per noi, moderni Ulisse, viaggiare significa soprattutto partire e arrivare, mentre prestiamo poca attenzione alla dimensione del ritorno, che ne è invece parte essenziale. Viaggiare dovrebbe assomigliare a una spirale.
Partire per viaggiare, non per arrivare. E fra partenza e arrivo, in mezzo c’è la strada che si percorre. Strada, una parola già da sola capace di seduzione e sinonimo di libertà. Per il viaggiatore-vagabondo è la strada a disegnare il percorso. A lei si abbandona come un innamorato nelle braccia dell’amante. La sua meta è il viaggio…

Chilometri di incantevoli spiagge immacolate, la cui sabbia è morbida e fine come fili di seta. Terra d’Africa adagiata nel Mediterraneo la cui leggenda narra le gesta di Ulisse.

L’Odissea riscritta e diretta dall’argentino César Brie per il Teatro de Los Andes – da lui fondato nel 1991 in Bolivia, sua patria d’adozione – sarà in scena fino a domenica 29 marzo all’Elfo di Milano.

Un libro ha la pretesa di mettere in discussione il contesto geografico del capolavoro omerico. Quando una coraggiosa penna s’imbarca per un’avventura ricca di mistero.

Rinvenuta nell’isola di Lefkada, un’importante tomba che, dalle prime ipotesi fatte dagli archeologi, sembra avere più di 3000 anni. La forma architettonica del sepolcro è quella tipica delle sepolture a tholos micenee.
