
Camminare su uno dei simboli dell’Umanità per scoprire la sua storia e quella travagliata della Bosnia. Dagli anni della guerra e della distruzione sino ai giorni nostri, periodo di difficile convivenza.

I colori delle stoffe. I souvenir. L’artigianato locale tra collane, braccialetti e oggetti in ferro battuto. Attorno al ponte di Mostar il turismo si affianca alla storia recente della guerra.

Ristoranti. Piccoli negozietti di t-shirt con Tito, ironiche ma anche di calciatori (bosniaci e non). Abbigliamento di danza orientale, materiale storico e artigianato locale. A ridosso del celebre “Stari most” (ponte vecchio) si trova proprio di tutto.

I segni della guerra che ha sconvolto la ex Jugoslavia sono ancora ampiamente visibili sia sui palazzi che nei cuori e ricordi delle persone. Una tragedia che nessuno potrà scordare. Eppure una città da un fascino antico ed indimenticabile.

Davanti a un anfiteatro di inestimabile bellezza per vedere da vicino il flusso eterno di queste acque cadere per trenta metri lungo le pareti di tufo e allargarsi nel verde intorno.

Viaggio nel mondo delle operazioni di pace. Un manuale che accompagna il lettore su un terreno troppo spesso affidato a gelidi report, invece di aprirsi alla conoscenze a 360 gradi.

Dai riflettori di Venezia ai campi minati di Sočkovac. Viaggio insieme al Comitato Idemo, dall’Italia alla Bosnia (dimenticata), dove la realtà quotidiana è fatta anche di campi minati.

Lo scheletro di qualche abitazione. Qualcuna bruciata, senza tetto né mattoni. Ricordi della guerra. Sui muri di alcune case c’è ancora qualche croce del nazionalismo serbo. Alcune abitazioni sventrate sono in vendita. I giardini limitrofi però hanno un handicap: le mine. Sono sulla strada che unisce Slavonski Brod (alla frontiera tra Croazia e Bosnia) a [...]
