
Su una piccola collina, la gente lituana ha seminato croci come se fossero alberi e fiori, dimostrando che ogni qualsiasi posto della terra può essere sacro, così come è sacra la vita di ogni uomo qualunque.

A 12 km a nord di Siauliai, un luogo simbolo della fede e dello spirito del popolo lituano. La Collina delle Croci attrae viaggiatori e fedeli, suscitando commozione e turbamento con la forza struggente della sua nuda semplicità.

Per la prima volta in Italia, una retrospettiva a Palazzo Reale di Milano permette di conoscere più da vicino l’autore lituano, le cui opere indagano un mondo sospeso, tra angeli dalle ali multicolore, costellazioni zodiacali, piramidi e città futuriste.

Un libro per analizzare un’area culturale e politica di estrema delicatezza, per i nuovi stati che ne sorsero dopo la grande guerra. Tutti poi fagocitati dall’Impero sovietico.

Viaggio nel quartiere artistico di Vilnius. Un mondo a parte separato dalla capitale lituana dal fiume Vilnia. Una repubblica indipendente. Bohémien, con tanto di costituzione affissa in otto lingue diverse lungo Paupio Street. E un angelo in bronzo ad annunciare la libertà.
L’imbarcazione si stacca dalla terraferma. In un attimo i miei compagni di viaggio sono, pesci, libellule e canneti. Seguendo le orme di Marco Polo, m’inoltro fra le lacustri acque orientali. Sempre più vicino all’Asia.
A oltre trecento chilometri dal Mar Baltico, nella Lituania sud-orientale, il lago Galvé ospita un antico castello e ventun isolotti, raggiungibili in barca a remi, battello o pedalò.
A pochi chilometri dalla capitale lituana, Vilnius, per rivivere sulla propria pelle il regime dell’Unione sovietica. Bastano cinquanta euro.
Il parlamento lituano mette al bando i simboli del comunismo e li equipara al nazismo. Ma c’è qualcuno che ha il coraggio di gridare allo scandalo.
