
In mezzo al nulla, adagiato su una collina, tra capre e olivi, sorge uno dei monasteri più antichi del Paese, luogo di pellegrinaggio, ma anche una comunità che accoglie viaggiatori zaino in spalla.

Vicino Oriente. Capitale libanese, moderna, eclettica, cosmopolitica. Un’affascinante città che ha voglia di dimenticare il passato bellico e punta al futuro con architetture sfarzose e imponenti.

Attraverso la valle della Kadisha nido di eremi maroniti verso Bcharrè, terra natale del poeta Khalil Gibran. Dalla valle dei Cedri Sacri e Bakafra fino a Tripoli, città di uomini temprati dal mare e dalla guerra.

Dopo mercati, deserti, templi, locande, rovine nel vento e monasteri, la valle dei Cedri regno di millenari esemplari dall’eterna, inconfondibile fragranza. Tripoli sul Mediterraneo, vicoli stretti, khans, il porto El Mina. Il lento procedere del tempo e la cordialità della gente.

Sulla via di Damasco attraverso lo Chouf, roccaforte dei Drusi e la valle della Bekaa, terra di hezbollah. La catena del Libano e il Jebel El Cheik dove nasce il Giordano fino a Baalbeck, l’antica Heliopolis.
A pochi chilometri dalla frontiera israeliana, Tiro, l’antica Sour, cela nel mare e tra le rovine d’una guerra senza fine, l’eredità fenicia. Un’antica civiltà che torna alla luce nei pressi della Blu Line.
A 20 chilometri dalla Linea Blu, confine tra Libano e Israele, l’antica Sour è da sempre tra lampi di battaglia. Contesa da Persiani, Greci, Romani e Arabi, Tiro è oggi teatro della “guerra d’attrito” tra Hezbollah ed esercito israeliano. Qui vivevano i Fenici il cui nome deriva da “Phoinix”, rosso porpora.
Un poster di rovine. Museo di architettura devastata. Solo impronte di scheletrici edifici. Superstite scenografia di palazzi sventrati, carcasse d’auto e macerie. Antico centro storico, desolato campo di battaglia.
Il cuore ferito della capitale libanese. Piazza dei Martiri, solo macerie e labirinti di muri crollati. Scene sospese sul silenzio ossessivo. L’ultima volta nei quartieri distrutti. Muti e vuoti, prima di un restauro ambiguo, senza l’aura poetica del passato. Intreccio di identità. Croce e vanto di Beirut.
