
Nel sud-est asiatico, c’è una piccola nazione speciale che chiunque abbia potuto visitarla, la ricorda con piacere ed affetto. Un paese che sa conquistare l’anima dei viaggiatori.

Si celebra in occasione del plenilunio del terzo mese lunare. Al tempio Khmer dovrebbero confluire migliaia di pellegrini sia dal Laos del Sud che dalla Thailandia del nord est.

Un Paese, per molti versi, sconosciuto, stretto nel sud est asiatico dove la natura è selvaggia e primordiale. Dove le popolazioni, di rado, vedono uno straniero e vivono sulle palafitte.

I colori rosati del Mekong. Le risaie. Città scarsamente popolate. Una giovanissima contadina ti saluta sincera. Nel Laos la globalizzazione non ha ancora messo radici.

La comunità Hmong è una delle tante in difficoltà: sparsi per il mondo hanno, nel migliore dei casi, problemi di integrazione. Nel peggiore sono a rischio di sopravvivenza.
L’impronta socialista si sente nelle città, ma nei villaggi la vita scorre lenta al ritmo della natura e onorando gli antenati, nell’intento di conservare antiche tradizioni.
Terra di vasti fiumi e di foreste così fitte che la luce del sole stenta a penetrare. Tesori nascosti nel ventre della terra. Mercati ricchi d’umanità e campagne dove i campi di riso sono la vita.
Il Laos è paese in miniatura dove i campi di riso sono la vita e la gentilezza è preziosa quanto l’acqua. Una terra di leggende e antiche storie sussurrate sulle rive del Mekong e scolpite sulle pagode della città imperiale, Louang Phragan.
Remoto, dolce, sconosciuto. Città e villaggi , colori e suoni, ma soprattutto la voglia di vivere di un popolo deciso a riscattare dall’oblio della memoria un paese magico.
