
Alla scoperta di un luogo di culto ma anche di incontro per gli indiani che mescolano la preghiera alle chiacchiere, con un orecchio proteso verso gli idiomi incomprensibili degli stranieri.

Linee e forme, doni di colori in armonia. Architettura che cattura i capricci del vento. Jaipur capitale del Rajastan. La Città Rosa voluta dal principe Jai Singh II nel 1729 come oasi di pace e di bellezza.

Viaggio nel palazzo Lal Qila del “Gran Mogol” Shah Jahan. Lungo il fiume Yamuna, il più grande affluente del Gange. All’estremità orientale di Shahjahanabad, settima città musulmana nell’area della capitale indiana.

A Ranakpur, nel Rajastan, l’India jainista innalza un inno marmoreo alla nonviolenza e al rispetto di tutte creature viventi. Ispirandosi alla filosofia Ahinsa, Mahatma Gandhi sconfisse il dominio inglese.

Nell’altopiano Aravalli, a Ranakpur, in India, il più grande tempio Jain. Caumuk o tempio delle Quattro Facce sorge in un burrone in mezzo ad un bosco isolato e fin dal XV° secolo manifesta la perfezione dell’architettuta Jaina.
Viaggio nel mondo danzante/musicale della Tribal Bellydance, dove la tradizione del folklore mediorientale e nordafricano si fonde con l’innovazione delle tendenze urbane e contemporanee.
Lineamenti di colori umani nel movimento plastico dentro e fuori lo spazio. Hip hop, jazz e danza contemporanea insieme alla Danza Orientale, danze tradizionali gipsy e ancestrali. Per il secondo anno consecutivo al Centro San Lo’ di Roma si celebra la Tribal Bellydance.
Viaggio nella mostra “Indian highways” (22 settembre 2011 – 29 gennaio 2012), al Maxxi di Roma, per riflettere sulla nuova identità economica, sociale e culturale del subcontinente indiano.
Come definire i viaggiatori della generazione cresciuta negli anni ’60? Forse imperfetti, ma pur sempre viaggiatori.
